Et profugus retro vertit iter; cultum reprobavit
Et meritum fidei vitio cultoris iniqui.
Proh! summum facinus, quod, tanto rege repulso
Labe sacerdotii nequam populique maligni.
Artatum Christi imperium, quod crescere supra
Posset in immensum dilatarique valeret
Ex tanti virtute viri! Sed prava malorum
Vita ministrorum summe perterruit illum,
Extinxitque bone conceptum mentis in ipso. (fol. 39 v).
Conforme a questo tipo, ma generalmente con minore asprezza, i racconti delle visite di Saladino ai Cristiani divengono cosí una specie di «lettres persanes», in cui, anche esaltando la religione cristiana, si fanno criticare da Saladino alcuni abusi cui essa dà luogo o alcune negligenze cagionate da coloro, che dovrebbero praticarla meglio di tutti. Talvolta la critica sembra andare anche piú in là, sino agl'insegnamenti della religione stessa. Nel poema indicato poco fa, il quale ha servito di base alla terza parte di Jean d'Avesnes, la confessione e l'adorazione del papa per opera dei cavalieri cristiani, di cui è stato testimonio a Roma, fanno sdegnare l'orgoglioso soldano. «Vouz aourez, dice, un homme comme moy ou un aultre; qu'il ait puissance de pardonner ce que avés meffet a aultruy, ce ne croiray je de ma vie; et par la foy que je doy a tous les dieux que homme puisse aourer,[33] se ore le tenoye en Surie, je le feroye detraire a chevaux».[34] Qui la satira sembra mettersi al di sopra degli elementi stessi della fede cristiana, ma essa non ha alcun risultato, trovandosi in un'opera in cui regna da un capo all'altro, a fianco della piú credula devozione, un brio borghese e grossolano, che si ride di tutto e che non dà nessuna importanza alle barzellette che prodiga.