I monti seguono qui da presso la costa ed i fiumi, scorrendo quasi totalmente fra essi in letti ampi ma rocciosi con rapide e cateratte frequenti, se non sono che in piccola parte adatti alla navigazione, possono in compenso dar vita ai maggiori stabilimenti industriali. Ai traffici marinari sembra invece invitare gli abitanti la costa alta varia dai mirabili contrasti di rupi e di cupa vegetazione, ricca di ottimi porti fra cui maggiore di tutti Boston sulla baia di Massachusetts.
Regione costiera dell'Atlantico, bacino del Mississippi, altipiani occidentali, regione costiera del Pacifico sono dunque a grandissime linee i territori, che si aprivano dall'Atlantico al Pacifico alla colonizzazione europea: alle paludi del litorale succedevano fertili terre pianeggianti e poi montagne non facili a superarsi pel fitto manto di boschi; oltre le montagne continuavano le foreste, seguite più in là da praterie da steppe e finalmente da regioni aride o da veri deserti; quindi un'altra zona quanto mai impervia di altipiani salati e monti nevosi, finchè sul Pacifico, l'oceano futuro degli Americani, s'apriva quale compenso adeguato alle difficoltà del cammino l'incantevole vallata californiana. Questo passaggio successivo da un paese ad un altro affatto diverso per flora ed aspetto del suolo, che corrisponde al succedersi delle varie zone climatiche, determinerà appunto il processo della colonizzazione interna e della civiltà americana; la quale, ostacolata nella sua marcia da oriente ad occidente da catene montuose e sterilissime lande, non troverà invece alcun intoppo alla sua espansione da nord a sud, dalla N. Inghilterra alla Florida, dai Grandi Laghi al Golfo del Messico, mentre in un senso e nell'altro troverà nella varietà straordinaria di sedi, diverse fra loro per clima aspetto e prodotti, un'abbondanza e moltiplicità di elementi naturali di progresso non offerta forse mai ad alcun altro popolo. Nè a garantire le sorti dell'agricoltura, la ricchezza prima del paese, a mantenere perenne la fertilità della terra di fronte agli sperperi dell'avidità umana, la natura mancava di assicurare una riserva enorme di forze produttive nel guano, di cui abbondano alcune isole, e più ancora nei vasti depositi di grunsand e fosforite, ottimi concimi minerali, frequenti lungo le coste dell'Atlantico[2].
Ma quali erano gli abitatori del fortunato paese, quando l'alba della società anglo-americana spuntava appena sul cielo della storia?
§ 2. I Mound-builders. — Nella vallata del Mississippi, lungo l'Ohio il Wisconsin lo Jowa, l'occhio del visitatore è preso da meraviglia e l'animo suo si lascia andare alle ipotesi più varie alla vista dei Mounds. Consistono questi, come dice il nome, in terrapieni: ora sono ridotti d'area spesso estesissima, circondati da dighe o bastioni, e contenenti serbatoi d'acqua artificiali; ora arginature lunghe in certi casi le 15 e le 16 miglia[3]; ora piattaforme di varia grandezza, alte 60 e 90 piedi[4] sul suolo, alle quali si sale mediante una scala scavata nella terra; ora infine una serie di piccole opere disposte a distanze quasi uguali ed in linea retta per parecchie miglia. Fine ed ufficio loro, a giudicare dagli avanzi, deve essere stato di difesa in alcuni casi, di abitazione o di tempio in altri; varia pure ne è la forma, da quella geometrica di circoli, di quadrati, di poligoni, di elissi regolarissime, a quelle assai strane d'animali o d'esseri umani. Famosi tra gli altri il mound del serpente nell'attuale contea di Adams nell'Ohio, costrutto sopra un rialzo del terreno, che costeggia il fiume, tutto a spirali come un immenso serpente, lungo un migliaio di piedi e largo cinque, colla coda attorcigliata in tre giri e con una specie d'uovo lungo 160 piedi nella bocca; il mound dell'elefante nel Wisconsin lungo 135 piedi e molto simile a quell'animale; il mound dell'orso nel Kentucky ed altri.
I luoghi dove sorgono sono evidentemente scelti ad arte per ragioni commerciali o di difesa, in genere lungo i fiumi navigabili od alle loro confluenze: il materiale adoperato generalmente è la terra, ma non mancano avanzi di mattoni, pietre lavorate e persino legname: utensili ed ornamenti in rame argento e pietre preziose, scuri, scalpelli, braccialetti, coltelli, pezzi di tessuto, stoviglie primitive e vasi di terra dagli svariati ornamenti, oggetti in creta della forma d'uccelli quadrupedi uomini, graffiti e bassorilievi rappresentanti essi pure uomini ed animali, scheletri in polvere, ecco quanto hanno lasciato i Mound-builders, i costruttori cioè dei mounds; abbastanza per tramandare il ricordo di sè, troppo poco per svelarci l'enigma della loro storia.
Erano essi i progenitori degli Indiani, cosa ben difficile quando si paragoni la civiltà di questi alla loro? Erano tribù affini a quegli Indiani Pueblo del Nuovo Messico, che abitano tuttora in enormi edifici di pietra dalle mura altissime scavalcate in mancanza di porte mediante scale a piuoli, edifici costrutti in cima ai colli e contenenti persino 5000 persone, opinione anche questa improbabilissima, quando si consideri la diversità sostanziale tra queste costruzioni in pietra ed i misteriosi mounds in terra? O sono questi i monumenti di quell'impero grande e civile fondato, come suona la tradizione irochese, dalla tribù indiana dei Lemni Lenapi, scesi dal nord-ovest nella vallata del Mississippi e scacciati di qui da genti più barbare, che li avrebbero costretti a cercare rifugio nei più impraticabili cañons, dove pur trovansi vestigie di costruzioni stranissime? O sono opera infine di genti asiatiche, derivate da naufraghi cinesi o giapponesi sbattuti dalle tempeste sulle coste del Pacifico; o di genti venute dal Golfo del Messico, come parrebbero far credere le figure di foche e d'altri animali marini incisi nei loro strumenti? Nulla fino ad ora ci illumina sull'origine e sulla storia di questi uomini. Il Bancroft ne nega addirittura l'esistenza, ritenendo i loro mounds opera della natura, strane forme geologiche e nulla più, opinione distrutta dall'esattezza matematica della costruzione, che attesta non solo una mente ma perfino l'uso di strumenti, e dagli avanzi scopertivi; il Reclus all'opposto, asserendo che mound-builders erano in grado minore gli stessi Seminoli della Florida ed i Cherochesi della Georgia, ed i Natchez del Mississippi, non vede nei mounds che l'opera di tribù nord-americane per nulla dissimili salvo pel grado di civiltà da quelle attuali; il Morton infine, con più ragione forse d'ogni altro, li attribuisce a quel tipo tolteco, rappresentato pure dagli abitanti primitivi del Messico, tipo distinto fisicamente da quello nord-americano vero e proprio per essere dolicocefalo anzichè brachicefalo.
Qualche pestilenza distruttrice o qualche invasione barbarica avrà probabilmente scacciato dalle lor sedi settentrionali e spinto verso sud-ovest a confondersi coi loro fratelli questi Toltechi, vissuti a quanto ritiensi dallo stato degli scheletri un duemila anni or sono, arrivati ad un grado di civiltà relativamente agli Indiani avanzatissima e passati poi come un'ombra senza lasciare altra traccia che quella dei muti ricoveri testimoni dei loro amori, dei loro sacrifici, delle loro lotte, altro ricordo che quello della loro esistenza.
§ 3. I Normanni. — Se dei costruttori dei mounds rimangono pur in mezzo alla più fitta oscurità traccie indiscutibili di esistenza, d'altre genti venute un giorno sul suolo nord-americano parlano solo vaghe leggende dei popoli nordici. Sarebbero questi i Norsi, i padri di quegli arditi navigatori scandinavi resisi terribili non per pura leggenda a tanti paesi d'Europa. Certa pare infatti, nonostante la veste fantastica di cui si ammanta nella saga islandese, la venuta degl'Irlandesi a partire dalla metà del VII sec. in un paese da loro in seguito colonizzato e denominato la Grande Irlanda, ch'era probabilmente l'estremo N-E. del Canadà e il N. Brunswick. Un fitto velo copre le vicende di questi arditi, che forse soccombettero alle ostilità degli indigeni ed all'epidemie o furono soppiantati da quei Normanni, i quali dopo essersi stabiliti nel sec. 8º e 9º nelle Färöer e nell'Islanda, pur esse precedentemente occupate da Irlandesi, approdarono e si stabilirono in Groenlandia ed in altre terre più occidentali lungo i secoli X e XI. Winland (terra del vino) Helluland (terra rocciosa) Markland (terra selvosa) furono i nomi immaginosi che Leif Eriksen, figlio di Erik Raudi, l'islandese stabilito in Groenlandia, ed il compatriotta di lui Thorfinn Karlsewne davano in sull'alba del 1000 alle terre americane, in cui la critica moderna ravviserebbe rispettivamente Nuova Scozia, Labrador, Terranuova e tutt'al più un lembo del Canadà, escludendosi la costa degli Stati Uniti sino al Capo Cod, com'era opinione comune sino pochi anni addietro.
Le relazioni fra l'Islanda la Groenlandia e la terra delle viti selvatiche, il Winland, si protrassero, pare, ad intervalli e riprese per qualche secolo, ed i Normanni si spinsero forse, se è da credere a vaghe tradizioni messicane, fino al Messico. Certo è ad ogni modo, che stabile colonizzazione bianca non vi fu neppure sulla costa dei futuri Stati Uniti, giacchè non solo manca ogni prova diretta od indiretta di essa ma non si trova neppure presso le genti del nord dell'Europa la cognizione di terre, che le relazioni commerciali o la fama avrebbe in quel caso rivelate.
I soli ed unici abitatori primitivi adunque, a noi noti, del territorio nord-americano sono quelle tribù di razza rossa ivi trovate all'epoca della scoperta e conosciute in Europa col nome generico di Pelli-Rosse o di Indiani, così detti dall'erronea opinione dei primi esploratori d'esser giunti alle Indie.