Iniziata dalla corona, propagatasi in seno alla nobiltà, sviluppatasi sotto il patronato dell'episcopato, diffusa nelle classi medie e basse dall'austera propaganda puritana, essa scendeva col separatismo all'infima plebe; e questo processo d'espansione sociale aveva portato seco fatalmente un processo di democratizzazione sempre maggiore. Enrico VIII infatti aveva affrancato la corona, Elisabetta la chiesa anglicana, i Puritani avevano reclamato l'eguaglianza pel clero plebeo, i Separatisti affrancavano l'intelligenza umana da ogni principio d'autorità, proclamando la libertà per ogni individuo di scoprire «la verità nella parola di Dio». Le persecuzioni di Elisabetta e più ancora di Giacomo I nulla poterono contro il fatale andare dell'idea: per una nemesi non rara nella storia il Puritanesimo conculcato si rizzava sempre più formidabile sino a far rotolare dal palco la testa di Carlo I; ed il Separatismo, nonostante lo sterminio feroce dei suoi seguaci, andava ad informare del suo spirito un mondo novello, vena di libertà che zampillava inesauribile dalle latebre più profonde del suolo sociale. Ai separatisti infatti appartengono i Pellegrini.
Verso la fine del regno di Elisabetta «la parola di Dio, dicono le fonti separatiste, aveva rischiarato della povera gente» del nord dell'Inghilterra, che abitava le città ed i villaggi del Nottinghamshire, del Lincolnshire e le frontiere del Yorkshire: la vista dei loro ministri costretti a sottomettersi al conformismo in materia di fede e di culto, la persecuzione contro i non conformisti aveva loro aperti gli occhi, convincendoli che non solamente «le miserabili cerimonie del culto erano dei ricordi dell'idolatria» ma che «era necessario non sottomettersi al potere sovrano dei prelati».
Molti allora di essi «di cui il Signore aveva toccato i cuori d'un zelo divino per la verità» si erano decisi a scuotere «questa servitù anticristiana» ed a costituirsi per un covenant, «come il popolo libero del Signore» in una chiesa basata sui principi d'uguaglianza del Vangelo, rinunciando ad ogni autorità umana, attribuendosi il diritto illimitato ed indistruttibile di progredire verso la verità, «di marciare in tutte le vie che il Signore aveva lor fatto conoscere o rivelerebbe loro in seguito».
Come segugi dietro alla preda gli agenti più fanatici e brutali dell'episcopato cominciarono a dar la caccia a questa chiesa riformata ed al suo pastore John Robinson, finchè «l'infelice gregge di Cristo perseguitato» per eludere la vigilanza dei suoi nemici, disperando ormai di trovare riposo in Inghilterra, aveva risoluto nel 1607 di cercare salute nell'esilio, rivolgendo i suoi sguardi a quell'Olanda, dove trionfava la dottrina calvinista nella chiesa e l'ordinamento repubblicano nel governo, dove gl'infelici «avevano sentito dire che a tutti era accordata libertà di religione». Superate le maggiori difficoltà, delusi o fiaccati col loro eroismo gli sforzi dei loro nemici, essi riuscivano finalmente ad imbarcarsi, cominciando così dall'isola loro al continente, da Amsterdam a Leyda, dall'Europa all'America quella corsa errabonda, quella via crucis pel trionfo della libertà spirituale, quel doloroso pellegrinaggio, da cui presero il nome. «Essi sapevano ch'erano dei Pellegrini, e non s'affannavano troppo delle peripezie che loro toccavano, ma rivolgevano gli occhi al cielo, loro patria diletta, e trovavano così la calma del loro spirito». L'austerità, l'amore al lavoro, l'elevatezza morale acquistarono ai Pellegrini la stima l'affetto la venerazione del nuovo paese; ma questo era pur sempre per essi una terra d'esilio, dove la lotta per la vita si presentava con colori ben più foschi che per l'innanzi: abituati al lavoro dei campi, avevano dovuto darsi ai mestieri ed alle industrie per sottrarsi alla più squallida miseria dei primi giorni; austeri nel fondo dell'anima, mal potevano adattarsi alla gaiezza per quanto posata degli Olandesi; fortemente attaccati alla nazionalità ed alla lingua propria, soffrivano di nostalgia morale nel paese straniero, tremavano al pensiero di vedere i loro figli soggiacere all'influenza di questo; decisi finalmente e più che tutto a mantenersi uniti, stretti insieme nella loro comunità, vedevano avanzarsi il giorno fatale di dovere e per le esigenze materiali dell'esistenza e per l'aumento della popolazione disperdersi o soccombere.
L'amore di patria e lo spirito religioso fa trovar allora ai Pellegrini una soluzione del problema nelle vicende stesse dell'epoca. Perseguitati in patria essi potevano bene crearsene un'altra di loro esclusiva pertinenza, un'altra a somiglianza della prima e dalla prima dipendente, in quelle vergini terre che i viaggi di Gosnold, di Smith e d'Hudson, le imprese di Raleigh, di Delaware e di Gorges, le descrizioni e le compilazioni di Eden, di Willes e d'Hakluyt facevano correre sulle bocche di tutti. Oscuramente coscienti della loro attitudine a rappresentare una parte ben più grande che quella di esuli raminghi nel dramma dell'umanità, essi si sentirono animati «dalla speranza e dall'intimo ardore di far conoscere il Vangelo del reame di Cristo nelle regioni lontane del Nuovo Mondo, quand'anche non dovessero servire che di marciapiede da altri destinato a calpestarsi per compiere questa grand'opera». Così facendo essi si sarebbero per di più riconquistata la protezione dell'Inghilterra, cui erano rimasti devoti nonostante i mille torti subiti.
Tutti pieni ormai del generoso proposito, i Pellegrini col mezzo dei loro delegati partiti per l'Inghilterra tanto fecero, tanto insisterono per ottenere dal governo il permesso, dalla società della Virginia il terreno, da privati i fondi necessari al viaggio, che finalmente dopo anni di negoziati riuscivano nell'intento per quanto a patti ben sfavorevoli: Giacomo I, da una parte coll'idea di liberarsi di loro, dall'altra nella speranza di veder fiorire ancor più la pesca inglese nei mari d'America, non dava alcuna carta ma lasciava vagamente sperare che non si sarebbe fatta attenzione ad essi nei deserti americani; la compagnia della Virginia accordava una patente che per quanto ampia a nulla serviva, perchè concessa ad una persona che non faceva parte della spedizione e per un paese diverso da quello dove contro lor voglia sarebbero sbarcati i coloni; un mercante londinese infine, commosso dallo zelo di quei profughi, imprestava loro del denaro a gravissime condizioni. Nel 1620 due navi, lo Speedwel di 60 tonnellate ed il Mayflower di 180, dovevano portare in America sotto la guida dell'abilissimo predicatore Brewster, l'antico agricoltore mutato in tipografo, i più giovani ed animosi tra il migliaio di Pellegrini di Leyda; gli altri rimanevano per il momento in Olanda affidati al loro pastore, il Robinson, che al momento doloroso del commiato spiegava nelle parole d'addio una libertà d'opinione, uno spirito d'indipendenza da ogni principio d'autorità allora pressochè ignoti nel mondo: «io non intendo, diceva l'illuminato pastore ai pionieri d'una nuova civiltà, davanti a Dio ed ai suoi angeli benedetti, che voi non mi seguiate più oltre di quello che non abbiate veduto me stesso seguire il Signore Gesù Cristo. Il Signore ha ancora ben altre verità da farvi scoprire nella sua santa parola. Io non saprei deplorare abbastanza la condizione delle chiese riformate, che sono giunte ad una certa fase della religione e che attualmente non vogliono andare più lontano dei promotori della loro riforma. Lutero e Calvino furono menti grandi e luminose pel tempo in cui vissero; ma neppure essi nondimeno hanno penetrato l'insieme dei disegni di Dio. — Io ve ne scongiuro, ricordatevene — è un articolo del covenant della vostra chiesa — voi dovete esser disposti ad accogliere tutte le verità, quali esse siano, che saranno portate a vostra conoscenza dalla parola scritta di Dio».
Delle due navi allestite pel viaggio la più piccola si mostrava però così disadatta alla navigazione, che lasciata appena la costa inglese doveva tornare indietro; ed il solo «Fior di maggio» continuava nell'inverno del 1620 la lunga e burrascosa traversata di 63 giorni, portando nei suoi fianchi i destini della N. Inghilterra. Decisi infatti a sbarcare nel paese dell'Hudson, come la posizione migliore della costa, i Pellegrini erano gettati invece verso la parte più sterile ed inospitale del futuro Massachusetts, toccando essi nel novembre il capo Cod. Dopo avere veleggiato lungo la spiaggia per parecchie settimane in cerca d'un luogo adatto ad una colonia, approdavano finalmente il 16 dicembre in un punto che per ricordo del porto di Plymouth, dove erano stati accolti benevolmente, fu chiamato Nuova Plymouth.
Prima però di sbarcare i Pellegrini deliberarono sulla forma di reggimento ad essi più convenevole. Eguali di condizione sociale, non legati da alcun altro vincolo che quello della religione, privi per loro fortuna di qualsiasi carta regia, di qualsiasi patente vantaggiosa di privata corporazione, essi si formavano in corpo politico per mezzo d'un patto volontario e solenne.
«In nome di Dio, amen (era il patto firmato dagli emigranti maschi della futura colonia). Noi sottoscritti sudditi leali del nostro sovrano, il re Giacomo, avendo intrapreso, per la gloria di Dio, il progresso della fede cristiana e l'onore del nostro re e della nostra patria, un viaggio col fine di fondare la prima colonia nella regione settentrionale della Virginia, ci formiamo solennemente e scambievolmente, pei qui presenti, in presenza di Dio e gli uni degli altri, un covenant e ci associamo insieme in un corpo politico e civile, per in migliore nostra organizzazione e conservazione possibile e pel conseguimento dei fini sotto menzionati; ed in virtù di quest'atto noi decreteremo e stabiliremo e formeremo, di tempo in tempo, tali leggi, ordinanze, atti, costituzioni ed impieghi, giusti ed equi, che si giudicheranno i più convenienti pel bene generale della colonia. Noi promettiamo la più completa sottomissione ed obbedienza legittima a queste disposizioni». Così l'umanità ricuperava a bordo del Mayflower i suoi diritti, fondando un governo basato su «leggi eque» in vista del «bene generale»; ed i Pellegrini, datosi in Giovanni Carver un governatore annuale, sbarcavano ad iniziare una «vera democrazia».
Un'epidemia scoppiata qualche anno innanzi nella regione aveva spopolato quella piaggia, cosicchè i coloni non ebbero nulla a temere da parte degli Indiani. Gli ostacoli pressochè insormontabili provenivano dalla natura, dai rigori del clima che decimavano in breve una popolazione priva di tetto: in cinque mesi ne moriva più della metà, il governatore compreso.