L'arrivo di una nuova schiera di emigranti sprovvisti di viveri, nell'autunno seguente, costringeva tutta la colonia a vivere di mezze razioni per sei mesi; nè col giungere di nuovi pellegrini le cose mutavano: ancora al terzo anno dal primo sbarco vi furono tempi in cui non sapevano alla sera che avrebbero mangiato la mattina seguente; il bestiame bovino non fu introdotto che al quarto anno. La proprietà collettiva della terra fu il sistema imposto ai coloni sulle prime dalle condizioni stesse del momento; ma dopo qualche anno il bisogno d'una maggiore produzione consigliò loro quello della proprietà individuale del suolo: questo fu in sulle prime diviso fra le famiglie in quote trasmissibili e proporzionali al numero dei loro membri, e l'anno dopo in quote individuali ed a titolo di feudo perpetuo. L'aumento nella produzione alimentò ben presto uno scambio lucroso cogli Indiani più vicini, che ricorsero ai coloni per le loro provviste dando in compenso pelli di castoro.
La popolazione cresceva assai lentamente, chè le terre non erano fertili e nessun incoraggiamento od aiuto veniva allo stabilimento dal di fuori: quattro anni dopo che era fondata, la colonia non aveva che 184 abitanti, dieci anni dopo 300. Se però l'abbandono da parte della madrepatria ritardava lo sviluppo materiale di essa, ciò, fortificando ognor più la tempra dei suoi fondatori, costituiva la miglior garanzia di successo.
Gli amici d'Inghilterra, raffreddati dall'opposizione che incontravano e dal poco frutto dei capitali investiti in quell'impresa, cessavano affatto di sovvenirla più a lungo e l'usura del 30 e del 50 per cento venne a colpire i coloni, se vollero quei capitali a loro tanto necessari. Nel 1627 però otto dei più intraprendenti fra essi assumevano sopra di sè, dietro cessione d'un monopolio del commercio per 6 anni, tutte le obbligazioni dello stabilimento calcolate in 1800 sterline; e la compagnia di Londra, che aveva fornito i capitali, rinunziò ad ogni sua pretesa: le terre venivano divise egualmente e l'agricoltura si assideva sulla solida base d'una proprietà individuale e libera da ogni peso. Per quanto proprietari incontestabili del suolo, garantito loro per le forme d'acquisto dalla legge inglese oltrecchè dal diritto naturale, i coloni non avevano punto diritto, secondo i principi ammessi in Inghilterra, di praticare quel selfgovernment, che solo una patente regia poteva sancire. Nonostante però la mancanza di essa al primo sbarco ed il rifiuto reciso di accordarla di fronte alle ulteriori richieste, i Pellegrini abbandonati a sè stessi continuarono nel sistema adottato fin dai primi giorni della colonia, provvedendo da sè alla legislazione ed alla giustizia criminale, dapprima con una certa timidezza, ma in seguito con la stessa sicurezza degli stabilimenti provvisti di carte regie.
L'organizzazione politica era naturalmente della massima semplicità. Messi in condizioni pressochè primitive, essi ritornarono per quel legame indissolubile tra la terra e l'uomo alle istituzioni primitive degli antichi padri anglo-sassoni, modificate solo in quanto lo richiedeva una più avanzata civiltà.
Il governatore era nominato dal suffragio universale; ed il suo potere, subordinato sempre alla volontà generale, era ristretto per di più, dopo qualche anno, da un consiglio speciale di 5 e più tardi di 7 assistenti: suo privilegio l'aver doppio voto nel consiglio. Tutti i maschi adulti entravano a far parte della assemblea generale, che non s'occupava solo di legislazione, ma anche di questioni esecutive e giudiziarie: solo nel 1639 col crescere della popolazione ed il suo disperdersi su un territorio più vasto, il sistema diretto venne sostituito nella colonia da quello rappresentativo, pel quale ogni centro abitato mandava il suo deputato all'assemblea generale. Tale l'origine della libertà costituzionale popolare, il primo esempio delle istituzioni politiche americane.
A tanta semplicità di vita sociale e politica corrispondeva un'austerità di costumi non più forse veduta in una comunità civile. Basti il dire che un colono, considerato pernicioso alla comunità per aver messo su uno spaccio di vino e di birra, fu rimandato in Inghilterra a spese comuni «poichè egli corrompeva il popolo!» Se questa rigidità degenerata ben presto in una intolleranza, che tutto proibiva se ne eccettui «maritarsi e guadagnar denaro», ci rende meno simpatici i Pellegrini, certo è d'altra parte che questo disprezzo sovrano per quanto allieta ed abbellisce la vita portava in sè la garanzia del successo in quel rude paese, per cui erano necessari uomini di ferro: lavoro diligente e paziente, tenacia e perseveranza, entusiasmo religioso, una fede profonda nella fratellanza degli uomini e nella paternità di Dio, la stessa intolleranza proveniente dal non avere una idea della illimitata libertà universale, preparavano alla nuova patria generazioni oneste, libere e forti.
Fu questo il grande merito del Puritanesimo, in questo sta il secreto dell'influenza straordinaria, che esso ebbe nel plasmare il carattere della N. Inghilterra e per essa dell'intera società anglo-americana. Più anglosassoni che frutti dell'incrocio anglosassone-normanno, data l'umiltà della loro origine sociale, puritani, perseguitati per le loro idee, ammaestrati alla scuola del dolore, i Pellegrini non furono solo i pionieri della colonizzazione inglese nella N. Inghilterra, ma i padri genuini d'una società nuova, i primi creatori della coscienza civile e religiosa del popolo anglo-americano. Attraverso a scene di tristezza, di miseria, essi non avevano soltanto aperto una via maestra agli oppressori per sottrarsi all'intolleranza religiosa e politica, ma avevano fondato una democrazia pura, di cui fratellanza, uguaglianza e lavoro costituivano le basi economico-sociali, libertà e selfgovernment le basi politiche. «Non affliggetevi, scrivevano d'Inghilterra ai Pellegrini di Nuova Plymouth per consolarli nei giorni delle maggiori sofferenze, non affliggetevi, se voi avete servito d'istrumento a rompere il ghiaccio per altri, la gloria sarà vostra sino alla fine del mondo.»
§ 2. I Puritani e la colonia di Massachusetts. — La colonia dei Pellegrini era, può dirsi, appena assicurata, che nuove schiere d'emigranti sbarcavano sul suolo della N. Inghilterra ad assicurarvi il trionfo del Puritanesimo. Il Gran Consiglio di Plymouth, incapace di stabilire delle colonie per proprio conto, si era dato a far commercio di lettere patenti, come unico modo di trarre qualche guadagno dall'ottenuta concessione. Un'accolta d'uomini zelanti ed entusiasti comperavano da esso nel 1628 un vasto territorio dall'Atlantico al Pacifico, dai pressi della baia di Massachusetts a quelli del Merrimac, per fondarvi coi «migliori» dei loro concittadini una colonia inaccessibile per sempre alla corruzione ed alla superstizione degli uomini. Il rigido puritano Giovanni Endicot, uno dei concessionari, uomo energico e zelante, fu scelto dai compagni ad essere «lo strumento adatto per cominciare quest'opera del deserto».
Quell'anno stesso un centinaio di emigranti sbarcavano nella baia di Massachusetts, mentre in Inghilterra cresceva ogni giorno più il numero degli entusiasti desiderosi di tener loro dietro: erano questi per lo più puritani insofferenti del giogo dell'episcopato, giacchè i conformisti non avevano alcun motivo profondo per abbandonare il loro paese. La libertà puritana era in generale il fine di tale organizzazione, che veniva favorita da una carta concessa nel 1629 da Carlo I in seguito alle poderose influenze, di cui disponevano a corte i soci dell'Endicot. Costoro venivano costituiti in una corporazione detta «Governo e Compagnia di Massachusetts nella N. Inghilterra», l'amministrazione dei cui affari era affidata ad un governatore e a 18 assistenti eletti annualmente dai soci: tutti i poteri amministrativi ed esecutivi erano conferiti non agli emigranti ma alla compagnia, che aveva il diritto di pubblicare ordinanze, organizzare il governo, nominare i suoi agenti politici, confezionare un codice criminale; interdetto solo di stabilire leggi ed ordinanze in opposizione cogli statuti del regno. I coloni venivano così abbandonati, come il solito, senza la minima franchigia, alla mercede di una corporazione residente in Inghilterra: la stessa libertà religiosa, ch'era il movente e divenne il risultato di questa colonizzazione, non trovava nella carta la minima clausola, la quale nonchè garantirla, cosa nemmeno sognata se non basta voluta dal re, accennasse ad essa. La carta, in base alla quale gli uomini liberi del Massachusetts riuscivano ad innalzare un sistema di libertà rappresentativa indipendente, non concedeva loro alcuno dei privilegi del selfgovernment.
La forma di governo stabilita pel Massachusetts consistette in un governatore ed un consiglio rivestito di tutti i poteri legislativo, giudiziario, ed amministrativo, composto di 13 consiglieri, di cui 11 dovevano essere eletti dalla compagnia, 2 dai coloni quale generoso favore per allontanare ogni causa di malcontento. Fra le istruzioni date all'Endicot v'era quella di non fare alcun torto agli indigeni ma di cercar il possibile per convertirli e civilizzarli, e di non commettere la minima usurpazione a loro danno, riscattando i titoli, che eventualmente avessero sulle terre da occupare.