Nè solo sul vecchio possesso del Gorges, che non gli sfuggirà sino al 1820, ma anche su quello del Mason il Mass. elevava pretese appoggiandosi alla sua carta. Era esso il New Hampshire, così denominato dalla contea inglese da cui erano partiti alcuni dei primi coloni. La sua colonizzazione aveva avuto origini non molto dissimili da quella del Maine e non molto più rapido ne era stato lo sviluppo; giacchè i suoi stabilimenti, fra cui Portsmouth e Dover s'erano fondati già nel 1623, avevano per scopo più che altro la pesca. Narrasi anzi che ad un predicatore, il quale pretendeva che la religione fosse stata il fine della loro venuta in quei luoghi, i coloni rispondessero: «sbagliate, signore; credete forse di discorrere colla gente della baja di Mass.? il nostro fine principale è stato quello di prendere i pesci».

Rimasti dopo la morte del Mason in balia di se stessi fra le contese dei pretendenti, gli abitanti del New Hampshire ad evitare i pericoli dell'anarchia avevano pensato bene di cercare un rimedio nell'esercizio dei loro diritti naturali e con un atto da parte loro spontaneo s'unirono ai potenti vicini del Mass., non come provincia ma sul piede d'uguaglianza, come parte integrante della colonia. Le rive del Piscataqua non erano però abitate da puritani, e l'organizzazione del Mass. mal poteva convenire ai nuovi acquisti. L'assemblea generale di esso adottava così nel 1642 una risoluzione prescritta dalla giustizia, non esigendo nè che gli uomini liberi nè i deputati del New Hampshire fossero membri della chiesa. Nel 1680 il New Hampshire veniva staccato dal Massachusetts e posto sotto un governatore regio; e più tardi ancora al cadere del secolo seguente dal seno di esso usciva un nuovo Stato della Unione Americana, il Vermont (o Monte Verde), esplorato per la prima volta dal Champlain nel 1609 ma rimasto per lungo tempo pressochè disabitato.

§ 6. Svolgimento della N. Inghilterra. — Fratellanza etnica, conformità d'ideali politici e religiosi, identità di origini, affinità di vita e di costumi, uniformità di clima e di suolo, comunanza di pericoli prepararono così nella N. Inghilterra una società compatta, facendo delle sue colonie un tutto pressochè omogeneo, per quanto separato fosse il governo e la storia interna di ciascuna di esse. Ed a rinsaldare quasi queste affinità interveniva alle origini della sua storia una lega fra le varie colonie. Bisognosi d'aiuto contro le ostilità degli Olandesi i coloni del Connecticut ne avevano slanciata la prima idea fino dal 1637, e nel 1643 le «colonie unite della Nuova Inghilterra» non «formavano più che un sol corpo». Protezione contro le usurpazioni degli Olandesi e dei Francesi, sicurezza di fronte alle tribù indiane, libertà d'insegnare in perfetta pace il Vangelo nella sua pienezza, ecco i motivi di questa confederazione, che non abbracciava però tutte le colonie della N. Inghilterra: non vi si ammisero infatti gli abitanti situati di là dal Piscataqua perchè «seguivano una via diversa» dai puritani «così negli affari del culto come nell'amministrazione civile»; nè tanto meno i piantatori di Providence quantunque desiderassero d'entrarvi, e neppure quelli di Rhode Island, perchè non intendevano di aderire alla clausola di esser incorporati nella giurisdizione di Plymouth. I singoli governi dell'unione si riservavano intatta la loro rispettiva giurisdizione locale: le questioni d'interesse comune, prime fra tutte quelle attinenti alla pace ed alla guerra ed alle relazioni cogli Indiani, spettavano ad una commissione composta di due delegati per ogni colonia, quali che ne fossero la importanza e la popolazione, e la sola condizione richiesta per esercitare tale carica era quella di membro della chiesa; la commissione non possedeva alcun potere esecutivo, spettando ai singoli governi di eseguire le sue deliberazioni: le spese comuni dovevano essere ripartite secondo la popolazione.

Sentimento d'indipendenza, spirito democratico, gelosia di selfgovernment, ascetismo religioso, i fondamenti in una parola delle singole colonie, diventavano così la base di questo primo governo federale, che nonostante la sua organizzazione semplicissima fece della Nuova Inghilterra un'unione, la quale si mantenne per circa quarant'anni ed anche rovesciata rimase un precedente storico destinato a risorgere anzichè a tramontare nella coscienza del popolo americano.

È nella lotta coll'elemento indigeno specialmente che questa unione dimostra la sua utilità. I rapporti dei bianchi cogli indigeni nella Nuova Inghilterra erano stati in sulle prime cordiali. Massasoit, sachem dei Wampanoag, tribù un giorno potentissima ma allora indebolita dalle epidemie, aveva stretto coi Pellegrini un trattato di alleanza religiosamente rispettato dal capo indiano. Tanto nella colonia di Plymouth che in quella del Mass. nessuno doveva prender nulla dagli Indiani senza dar loro un equivalente convenuto; nel 1631 il tribunale del Mass. decretava che «Giosuè Plastone, per aver rubato quattro panieri di granturco agl'Indiani dovesse renderne loro otto; poi che dovesse pagare cinque sterline di multa e che d'allora in poi fosse chiamato semplicemente Giosuè invece di signor Giosuè come lo chiamavano prima». Tali scrupoli giuridici salvavano però la legalità più che l'equità; i poveri Indiani andavano spogliandosi delle loro terre migliori, cedendole dietro regolari trattati o vendendole per un nonnulla, per una coperta per un coltello per un gingillo qualunque, senza che lo stretto diritto naturalmente trovasse in tali casi nulla a ridire.

Ben più sincero invece era lo zelo dei primi ministri puritani, i quali, desiderando ardentemente di salvare «questi naufraghi dell'umanità», fecero gli sforzi maggiori per convertirli e ridurli al lavoro metodico della vita civile, riunendoli in villaggi permanenti: John Eliot, l'apostolo degli Indiani, si acquistava in quest'opera una fama ben meritata traducendo in indiano il Vangelo e raccogliendo nella città di Natick, Mass. i convertiti alla fede ed alla civiltà; e l'esempio suo seguito da altri portava alla fondazione d'una trentina di chiese dei così detti «Indiani preganti».

Ma l'elemento indiano nel suo complesso era troppo refrattario alla nuova vita civile, troppo fiero per lasciarsi spogliare in un modo o in un altro delle sue terre migliori senza reagire. Ed allora i coloni stretti dalle necessità della vita ricorrevano di fronte alle tribù più bellicose a quei mezzi di sterminio, di cui la civiltà li forniva, a quelle armi da fuoco di fronte cui ben poco potevano le misere freccie indiane per quanto avvelenate: così al capo dei Narraganset, che mandava in atto di sfida al governatore Bradford un fascio di freccie avvolte in una pelle di serpente a sonagli, questi rinviava la pelle piena di polvere e palle, gettando lo scoramento nella tribù; così i coloni del Connecticut, come vedemmo, minacciati nella loro esistenza dai bellicosi Pequod li avevano, aiutati dagli abitanti delle altre colonie, addirittura distrutti in breve guerra, infliggendo un così salutare terrore agli indigeni, che per circa quaranta anni la pace fra le due razze non fu turbata. Fossero così pacifici o belligeri i rapporti fra le due razze, il risultato di essi era sempre lo stesso: l'accrescimento costante dei Bianchi toglieva ogni giorno più ai Pellirosse i mezzi ordinari di sussistenza, limitando il campo delle loro cacce, le acque delle loro pesche, il suolo della loro grama e sporadica coltivazione.

Verso il 1675 gli Indiani potevano elevarsi ad un 30.000 in tutta la N. Inghilterra ad ovest del fiume Santa Croce; il forte di essi era specialmente nel Connecticut e Rhode Island, dove a differenza del Mass. non v'erano state negli ultimi tempi epidemie devastatrici: in essi le forti tribù dei Narragansetts, dei Pokanokets, dei Mohegans ed altre. Prendendo quindi per linea di divisione il Piscataqua verso il 1675 si sarebbero trovate all'ovest 50.000 bianchi ed appena 25.000 Indiani; all'est circa 4000 bianchi e forse qualche cosa di più di Pellirosse.

Preoccupato del triste avvenire della sua razza il sachem indiano Filippo, figlio di quel Massasoit amico fedele dei primi coloni, risolveva in quell'anno di riunire in uno sforzo disperato tutte le varie tribù per scacciare i bianchi dal paese e dal Maine al Connecticut riusciva a stringere insieme le sparse tribù, preparando il suo piano con tanta sagacia che la guerra scoppiava quasi repentina su una linea larga un duecento miglia. Fu questa la guerra indiana detta «del re Filippo», terribile per gli incendi, le distruzioni, i saccheggi, gli improvvisi attacchi notturni, in cui tutta consisteva la tattica degli Indiani, troppo deboli per misurarsi in campo aperto coi bene armati coloni.

Ebbe a soffrire specialmente di essa il Mass. occidentale, che vide l'una dopo l'altra incendiate le sue città; nè d'altra parte stettero meglio gli Indiani, una delle cui tribù, quella dei Narragansetts, veniva pressochè sterminata. Filippo, risoluto nonostante i disastri dei suoi di tener testa fino all'ultimo, si batteva disperatamente per un paio d'anni, uccidendo perfino, a quanto dicesi, un suo guerriero che gli consigliava la pace: solo quando gli catturarono la donna ed il figlio, rimaneva infranta la fibra dell'eroe nazionale, che poteva essere finalmente schiacciato: «ho il cuore spezzato, esclamava egli, ora son pronto a morire». Preso cadeva sotto i colpi di coloro, che gli davano la caccia, ed il figlio suo, ultimo rampollo d'una stirpe potente, veniva venduto come schiavo alla Bermuda. Il primo sforzo collettivo degli Indiani contro gli usurpatori bianchi veniva così infranto miseramente e colla rovina di esso era rimosso nella N. Inghilterra il maggior ostacolo al diffondersi della colonizzazione bianca, fino allora ristretta di preferenza alla costa, nell'interno del paese.