Costume alle origini era diventata ben presto legge nei codici della Nuova Inghilterra che «nessuno dei fratelli dovesse soffrire nella sua famiglia una grossolanità spinta al punto di non dare ai figliuoli ed ai dipendenti l'istruzione necessaria per metterli in stato di leggere perfettamente la lingua inglese». Così fino dal 1647 i legislatori del Mass. stabilivano che in ogni luogo, dove abitassero cinquanta proprietari d'immobili, dovesse esservi un maestro «affinchè la cultura dei nostri progenitori non rimanga sotterrata nelle loro tombe» ed ogni ragazzo crescesse sapendo leggere e scrivere la propria lingua; in ogni centro, dove vivessero cento o più famiglie, una scuola di grado superiore o di «grammatica» che desse poi l'adito all'università. Il bisogno d'una elevata cultura era infatti tanto vivo fra i primi Puritani, molti dei quali erano stati allevati nelle università inglesi, che fino dai primi tempi avevano pensato alla fondazione d'una università: Harvard College rimonta infatti al 1636 e si ricollega al ricco emigrato Giovanni Harvard, che morendo nel 1638 legava al collegio la sua biblioteca oltre alla metà dei suoi beni; ulteriori donazioni di privati e perfino regolari contributi dei cittadini assicuravano in seguito la floridezza dell'istituto. Questo del resto come gli altri stabilimenti congeneri, più che vere università nel senso moderno della parola erano scuole medie, paragonabili ed anzi inferiori, se ne eccettui per certi studi professionali, ai nostri licei. Se gli alti studi facevano però difetto, l'istruzione media ed elementare era più diffusa che in alcun altro paese. La favoriva oltre delle scuole la lettura, che in una società, dove nei primi tempi in ispecie ballo, teatro, giochi d'azzardo ed altri divertimenti del genere erano severamente proibiti, costituiva uno dei rari passatempi concessi agli abitanti in quelle lunghe e monotone veglie d'inverno, ch'essi passavano bloccati dalla neve nelle lor case; la favoriva ancor più la stampa locale, che già dal 1639 s'era introdotta nella N. Inghilterra: dei racconti di viaggi, dei pamphlet politici, i classici più noti, le opere dei moralisti formavano può dirsi tutta la cultura del paese.

Più ancora dell'istruzione poi era curata la morale, posta essa pure sotto l'egida della legge, che s'intrometteva nella vita privata, proibendo ad esempio come nel 1634 «mode nuove ed immodeste, maniche così corte da potersi vedere il braccio ignudo, maniche e calzoni smisuratamente ampi etc.», obbligando ciascuno a vestire a seconda della sua condizione, e così via. Santa la famiglia, la cui purezza era gelosamente custodita dalla legge: la donna adultera e il suo complice erano condannati a morte; mentre il seduttore d'una fanciulla era obbligato a sposarla: di divorzio mancano esempi nei primi tempi, ma una clausola di uno degli statuti riconosceva la possibilità di tale avvenimento, mentre respinta affatto era la separazione di corpo e di beni, l'anomalia della legislazione moderna per la quale il colpevole è bene spesso premiato, l'innocente punito. Considerata delitto pubblico la crudeltà verso gli animali; ritenuta peste del paese gli uomini di cattivi costumi, ai quali bene spesso era interdetto il soggiorno e tolti i diritti civili. Si poteva vivere là più anni senza vedere un ubbriaco, senza udire un giuramento, senza imbattersi in un mendicante.

Mite relativamente all'epoca la legislazione, se ne eccettui nelle cose di religione: un gran numero di misfatti puniti altrove di morte erano stati quivi cancellati dalla lista dei delitti capitali; la protezione della proprietà non arrivò mai al sacrificio della vita umana; le pene inflitte pel furto e pel brigantaggio erano meno severe di quelle della stessa legislazione americana del secolo XIX. Feroce invece la legge nei suoi rapporti col culto, nei primi tempi in ispecie, quando nessuno poteva sottrarsi senza plausibile motivo alle pratiche religiose, che obbligavano a rimanere in chiesa per ore ed ore, e chi non vi si faceva vedere per un mese intero veniva messo al palo od esposto al pubblico per ludibrio in una gabbia di legno! Ancora nel 1692, in seguito al triste influsso esercitato sullo spirito pubblico da un libro del fanatico pastore Cotton Mather sulla stregoneria, scoppierà una vera follia religiosa contro le supposte streghe: una ventina di persone verranno in breve regolarmente giustiziate ed oltre una cinquantina tormentate e martoriate sino alle più strane confessioni, finchè l'orrore per questi veri assassini metterà un alt all'infame follia, gettando il discredito sulla feroce bacchettoneria dei pastori.

Austero e spirituale quanto mai il culto puritano; chè i Puritani, liberandosi di tutte le inutili formalità, non invocavano santi, non elevavano altari, non adoravano crocefissi, non baciavano libri e pile, non veneravano reliquie, non chiedevano assoluzioni, non pagavano decime, non vedevano nel matrimonio un atto religioso nè un essere sacro nel ministro del culto, il quale veniva confermato dai fratelli o dagli altri ministri. E mentre nel campo religioso il puritanesimo spiritualizzava ogni giorno più il calvinismo, da cui era derivato, nel campo sociale lo umanizzava ogni giorno più.

Cessando infatti sul democratico suolo della Nuova Inghilterra, dove non c'erano caste ereditarie da rovesciare, di fare la sua idea dominante di quel principio della predestinazione, con cui il fondatore plebeo del calvinesimo aveva opposto all'aristocrazia feudale la nobiltà senza macchia degli eletti predestinati dal principio del mondo, il puritanesimo s'imprimeva a poco a poco un carattere proprio, arrivando ad adottare la carità come base del suo insegnamento morale. Dio sarà per esso l'«essere universale», la natura in tutta la sua complessità null'altro che «una emanazione della pienezza infinita di Dio»; cosicchè l'amore del creatore comprenderà l'amore per quanto esiste, si ridurrà cioè nell'attaccamento per tutti, in una benevolenza universale, e la gloria di Dio implicherà la salute e la gloria dell'umanità. Combattere per la salute di essa, lottare cioè per una giusta causa, sarà il modo migliore di eseguire la volontà del Signore, sarà farsi strumento addirittura dei suoi decreti ab eterno.

Così la N. Inghilterra per una sublime inconseguenza concilierà il fatalismo panteistico, incarnato nella sovranità assolata di Dio, con la libertà umana e, rifuggendo da ogni ozioso ascetismo, riporrà nell'energia del volere, nell'agire per un nobile fine l'ideale pratico della sua vita pubblica e privata. Individuo e società venivano così ad imbeversi di questo spirito religioso, ed il rigore straordinario d'una credenza austera, la forte disciplina ecclesiastica dei primi nuclei scolpivano il tipo morale del paese. Il fanciullo venendo al mondo era allevato al genio del paese; nel suo cervello non entravano può dirsi nozioni che non fossero marcate d'una impronta cristiana: il suo primo ed in molti casi ultimo libro, il suo vademecum per la vita oltrecchè per la scuola elementare, sarà quel New England primer, il quale redatto da un'assemblea di 120 ministri conterrà il Credo, delle preghiere, dei piccoli inni o delle canzoni religiose in versi corti, delle massime tolte dai libri santi o da opere teologiche, delle esortazioni morali, ed alla fine il dialogo fra Cristo, la gioventù ed il diavolo: se oltrepasserà poi la cultura inferiore, troverà nella grama letteratura del paese la stessa impronta morale.

In perfetta corrispondenza con lo stato materiale e morale del paese, la letteratura infatti della N. Inghilterra, iniziata può dirsi dal governatore Bradstreet con una storia della colonia di Plymouth, sarà necessariamente ben povera, mentre altre e più urgenti occupazioni assorbivano gli animi ed impiegavano i corpi, si riduceva più che altro a qualche traduzione, a qualche libro di morale e di teologia, a qualche noioso poema epico o religioso: così Riccardo Mather insieme col Welde e l'Eliot dava una traduzione dei Salmi, elegante nella sua fedeltà e semplicità; Beniamino Thomson dettava un lungo poema epico sulla celebre lotta del 1675-76 dal titolo «Crisi della N. Inghilterra»; Michele Wigglesworth ne componeva uno assai più popolare intitolato «Il giorno del Giudizio». Era insomma una letteratura antimondana per eccellenza, la quale, frutto dell'ambiente, contribuiva alla sua volta a plasmare le nuove generazioni sullo stampo di esso.

La severa concezione della vita individuale si convertiva in una non meno severa della vita sociale; la missione morale dell'uomo si integrava in quella politica del cittadino, compenetrando di sè tutta la vita di quello stato, che era una cosa sola con la religione. Le istituzioni della N. Inghilterra non sono altro che calvinesimo in azione: la sua teocrazia è tale solo in apparenza, riducendosi in sostanza ad una perfetta democrazia; giacchè, se i ministri della chiesa governavano lo Stato, essi venivano però eletti dai membri di quella chiesa, cui tutti potevano anzi dovevano partecipare. Il principio puritano la «voce della maggioranza essere la voce di Dio» portava infatti per conseguenza necessaria la sovranità del popolo.

Dalla convinzione profonda che fede indipendenza e prosperità pubblica erano aspetti diversi d'una cosa stessa, che non si poteva disinteressarsi di una senza metter in pericolo le altre, si generava quel patriottismo fervente, quella potente unità morale e sociale della N. Inghilterra che ne faranno l'antesignana della libertà. Quando infatti lo spirito calvinista avrà perduto per forza di tempi, di esigenze sociali, di contatti diversi quella sua rigidità primitiva, quell'intolleranza fanatica che non si limitava a predicare contro l'uso dei veli e dei capelli lunghi, ad imporre nomi biblici ai neonati, a togliere la croce dalla bandiera inglese, ma arrivava pur troppo a stringer capestri al collo di quaccheri e ad abbruciare povere donne accusate di stregoneria, rimarrà pur sempre l'essenza di esso: l'intolleranza della legge disarmerà, ma per essere supplita da quella dell'opinione, fortificata dall'abitudine e divenuta un istinto; la tolleranza trionferà, ma se potrà menomare la vivacità e la spontaneità della fede negli spiriti non potrà indebolire il vigore della disciplina nei costumi; il fanatismo della libertà tramonterà, ma dopo aver creato una società, cui sarà ignota ogni autorità che non sia quella razionale della libera convinzione dello spirito pubblico.

Come l'intolleranza fu il sale che conservò pura la moralità del paese (prova non dubbia quel Rhode Island il quale, fatto rifugio oltrecchè delle coscienze perseguitate delle eccentricità insofferenti d'ogni freno e della gente irrequieta o viziosa bandita da altre sedi, si troverà al cadere del periodo coloniale in uno stato di vera demoralizzazione pubblica e privata, con scuole miserabili, indietro di più che cent'anni rispetto a quelle del Massachusetts); così l'ordinamento amministrativo fu la garanzia più valida di quelle libertà, che i primi coloni avevano inaugurato. È merito infatti della democrazia di villaggio inaugurata nei primi tempi e fedelmente mantenuta in seguito, se potè svilupparsi nella N. Inghilterra quella rigogliosissima vita politica, ch'era integrazione ultima della sua prosperità economica e della sua elevatezza intellettuale e morale.