Se all'occhio di un osservatore superficiale la N. Inghilterra risulta composta dalle quattro colonie di Massachusetts, Rhode Island, Connecticut e New Hampshire, essa si presenta a chi penetri nella sua storia come un aggregato di tante piccole democrazie, quanti erano i suoi stabilimenti, i suoi comuni. Il township infatti era stata ed era la cellula di quell'uniforme tessuto sociale. Per una specie di covenant tra gli abitanti, frutto da un lato dell'abitudine di vivere e governarsi in congregazioni religiose indipendenti, tendenza dall'altro innata nella razza pel selfgovernment, il township della N. Inghilterra s'era costituito, come vedemmo, in organismo politico completo: più tardi i township si erano avvicinati, obbedendo alla necessità d'una cooperazione contro gli Indiani ed anche d'una intesa comune per difendere e godere dei diritti e privilegi dichiarati comuni da una carta a tutti gli abitanti di quel dato territorio; e così era sorta la colonia, la quale però non aveva distrutto il town primitivo. Nel Rhode Island ad esempio a termini della carta del 1647, primo patto segnato fra i 4 towns indipendenti, l'assemblea non era chiamata a decider su progetti di legge se non dopo che ciascun town per conto suo li aveva votati: il governo coloniale non aveva che un potere di ratifica e di revisione; l'iniziativa continuava ad appartenere alla località. Il patto stesso perfino non era intangibile, ma si allentava o si scindeva, come avvenne nello stesso Rhode Island nel 1651, quando si ritornò a due confederazioni particolari di due towns ciascuna, e più ancora nel 1686 quando l'assemblea si disciolse dopo aver reso a ciascun town la cura di governarsi da sè isolatamente.
Così mentre presso la maggior parte delle nazioni moderne l'esistenza politica cominciò nelle classi più elevate, allargandosi successivamente ed incompletamente alle inferiori, mentre lo stato non fu che lo strumento della dominazione dei vincitori sui vinti; nella N. Inghilterra invece l'esistenza politica fu dagli inizi della prima colonizzazione a tutti comune, e la colonia non fu che l'aggregato di organismi autonomi ed indipendenti. Il comune, ecco la pietra angolare del grande edificio politico futuro; l'indipendenza comunale, ecco il principio vitale della libertà americana.
Nel comune regna una vera vita politica, attiva ed essenzialmente democratica e repubblicana. La colonia riconosce il primato della metropoli; ma, se la monarchia inglese detta leggi allo stato, nella vita municipale vive già la repubblica. Il comune nomina i suoi magistrati, fissa le imposte, le riparte, le riscuote, arma i cittadini in caso di bisogno, pensa alla loro istruzione, soddisfa ai bisogni generali della popolazione: suo cardine è la sovranità popolare con tutte le sue conseguenze, cioè universalità del suffragio, libero voto dell'imposta, responsabilità ed eleggibilità di tutti i funzionari pubblici, libertà personale, giudizio per giuria, governo infine diretto. Al pari delle piccole repubbliche della Grecia, nel comune neoinglese i cittadini trattano essi stessi gli affari pubblici. Come tutti gli uomini al di sopra dei 16 anni erano soldati ed una volta al mese venivano chiamati a raccolta per le necessarie esercitazioni; così tutti, ricchi o poveri, saggi od ignoranti, erano membri dell'assemblea di villaggio, di quella minuscola legislatura, dove si fissavano le imposte e si decretavano i ponti, le strade e le scuole, dove con la scelta dei magistrati locali e dei ministri del culto si davano pure le istruzioni opportune ai rappresentanti mandati all'assemblea dello stato. A questa scuola si formava l'educazione politica del popolo; in essa si acquistava quella pratica degli affari, che sarà tanto preziosa per il paese. Di mano in mano che il progresso della società esigerà degli sforzi su un campo più vasto, lo spirito pubblico si farà più maturo a sopportarli, saprà portare nella politica generale dello stato prima, della confederazione in seguito la sagacia e la saggezza, che s'era svolta nel regolare gli affari del villaggio. Il selfgovernment, esercitato da tutti sino al punto di divenire seconda natura, presso una società d'agricoltori, cui avanza del tempo per pensare ed istruirsi, che sono pieni di sollecitudine per l'educazione, che non hanno fra loro nè nobiltà nè popolaccio, ecco insieme con la scuola e la milizia locale il segreto, che fece la grandezza della N. Inghilterra, come fu la linfa vitale della sua rigogliosa democrazia.
Linfa vitale, dicemmo, non già causa essenziale di questa democrazia, come fecero e fanno molti pensatori, i quali scambiando gli effetti per le cause attribuiscono nel caso nostro speciale come in quello generale un dato tipo di società a quelle istituzioni politiche, che sono esse stesse il frutto di quell'ambiente sociale. La democrazia di villaggio fu infatti, come vedemmo, il risultato naturale delle condizioni originarie, nelle quali incominciò la colonizzazione neoinglese. Ed allora che cosa più naturale che ascrivere, come fecero altri, alle origini soltanto, al punto di partenza della società neoinglese il suo sviluppo ulteriore? Delle vecchie istituzioni europee, fu osservato, nessuna, può dirsi, emigrò nella N. Inghilterra: non la monarchia, la quale è presente nelle colonie come un'ombra; non l'aristocrazia feudale, la quale, già fiaccata sul vecchio continente, non poteva certo assurgere a nuova vita nel deserto in mezzo agli stenti ed alle privazioni cui tutti erano sottoposti i coloni; non la dominazione del clero, troppo solidamente attaccata al vecchio edificio dalla catena dell'interesse; non le ghilde, le maestranze, le consorterie, le mille corporazioni in una parola sorte in Europa per reazione ai castelli baronali o per soddisfare bisogni sociali ignoti all'America. Vi immigrava solo un popolo libero, che, affrancatosi da tutti gli elementi inceppanti della civiltà lasciata, poteva crearne una nuova basata su principi più conformi al diritto di natura. Erano uomini per di più appartenenti a quella razza germanica così gelosa della sua indipendenza personale da farle attribuire, per quanto a torto, da alcuni quale caratteristica massima l'individualismo: uomini infine che uscivano dalle classi inferiori, dove più puro s'era conservato il sangue sassone, senza mistura con quello normanno, ed univano così alla purezza della razza l'umiltà dell'origine, eccitamento maggiore a forme sociali più largamente democratiche. Erano infine cristiani, che dello spirito più puro e più umano del cristianesimo pascevano l'anima loro, e per di più protestanti, seguaci cioè di quella Riforma, che aveva rappresentato il risveglio della libertà intellettuale nella massa del popolo. Nessuno può certo mettere in dubbio l'influenza straordinaria di tale genesi sullo sviluppo della democrazia neoinglese: ma non da essa soltanto essa ripete sua vita.
Le colonie meridionali, nonostante origini non molto dissimili, nonostante il primo assetto, che vedremo democratico, terminavano col plasmare una società affatto diversa. Ed allora si cercherà la spiegazione del fenomeno in qualche cosa di esclusivo alla N. Inghilterra, al calvinesimo, meglio ancora al puritanesimo. Ora nessuno può certo negare l'influenza democratica del calvinesimo, visibile dovunque esso si affermi, a Ginevra, in Olanda, in Francia come in America; nè tanto meno quella ancor più potente del puritanesimo, che tutto informò di sè la società della Nuova Inghilterra. Ma non per questo tale società fu il frutto del puritanesimo e tanto meno del calvinesimo: il calvinesimo si trova pure in qualche colonia centrale diversa socialmente dalla N. Inghilterra; il puritanesimo stesso non sa impedire sul democratico suolo della N. Inghilterra l'introduzione e peggio ancora la consacrazione del più antidemocratico degli istituti, d'un istituto, che trionfando avrebbe soffocato sul nascere ogni democrazia dando un indirizzo totalmente opposto a quella società, voglio dire la schiavitù dei negri. Nel 1641 il Massachusetts, retto fin'allora da magistrati elettivi senza alcun codice scritto, adottava un corpo di leggi fondamentali, il famoso «Body of Liberties», ed appunto questa «magna charta» della libertà puritana ha il triste vanto, ironia della storia, d'esser il primo statuto americano che sancisca la schiavitù: così il codice dei Pellegrini, fuggiti in America per difendere tra le foreste la propria libertà, anticipava di parecchi anni quelli della Virginia e del Maryland nell'istituzione più disumana e liberticida![8] E per trovare un appoggio di essa, per mettere in pace la coscienza coll'utile il legislatore puritano ricorrerà al Vecchio Testamento, al rigore della legge mosaica strettamente nazionale, anzichè al Nuovo Testamento dallo spirito più largo ed umano: il diritto della schiavitù si baserà infatti sulla differenza di religione, sul paganesimo dei negri. Così nel cristianissimo Massachusetts, infiammato dal più ardente zelo religioso che mai abbia conosciuto una collettività umana, si vedranno dei cristiani negare ai proprî schiavi il battesimo, perchè questo avrebbe reso insostenibile di fronte alla coscienza puritana la condizione servile.
Gli è che le origini dei popoli, come delle istituzioni, conservano la loro purezza solo quando trovino un ambiente favorevole al loro sviluppo, perchè solo allora i fattori iniziali si associano ai successivi, traendone nuova forza e vigore, anzichè venire elisi da questi: il cristianesimo si tuffa nel sangue dei Borgia e tramonta nei baccanali di Leone X; dalle più democratiche origini sorgerà, come vedremo, nelle colonie meridionali dello stesso Nord-America una società a ritroso dei tempi, che rinnova superandole le infamie peggiori del mondo romano a base di conquista e di schiavitù.
Per fortuna della pia ed egalitaria coscienza puritana le condizioni climatiche e territoriali, più forti della volontà umana individuale e collettiva, s'incaricavano esse di metterla d'accordo con l'interesse. Gli schiavi negri costavano quattro o cinque volte più dei servi bianchi: gli schiavi negri non erano adatti come i servi bianchi alla costruzione dei navigli, industria che arricchiva il paese assai più dell'importazione negra; i negri emancipati da molti zelanti antischiavisti costituivano un pericolo ed un aggravio per la colonia, mentre i bianchi ritornati liberi dopo il periodo fissato di loro servitù divenivano cittadini preziosi per essa; gli schiavi negri infine erano soggetti per ragione del clima rigidissimo ad una mortalità, ignota alle altre colonie, donde le perdite notevoli dei loro proprietari. Tutto questo non sarebbe forse bastato a determinare quella corrente antischiavista, cui la coscienza puritana e la società democratica ad essa informata preparava il terreno migliore, se, cagione questa principalissima, non fosse stata affatto contraria alla schiavitù dei negri l'economia agricola del paese, determinata dalle sue condizioni climatico-territoriali: era questa la causa fondamentale per cui, mentre la schiavitù negra nasceva morta può dirsi sul suolo della N. Inghilterra, vi si salvavano gli ottimi germi importati dai coloni, sviluppandosi nel più florido organismo democratico. La democrazia della N. Inghilterra s'assideva per essa sulla base meno bugiarda e più sicura, che la storia conosca, l'eguaglianza cioè delle condizioni economiche.
Se ne eccettui lungo la costa del paese, che ricca di porti invitava alla pesca, alla navigazione ed alle industrie a questa annesse, le quali costituivano infatti le forme quasi esclusive di vita economica delle città litoranee, l'agricoltura era col taglio dei boschi l'industria predominante della N. Inghilterra. Il suolo ed il clima non permettevano però la cultura su vasta scala di articoli d'esportazione; sicchè l'agricoltura doveva limitarsi a produrre quanto bastasse ai bisogni locali, cioè maiz, frumento, avena e orzo, prodotti per di più che, data la sterilità del suolo e la mancanza delle risorse meccaniche del giorno d'oggi, rendevano impossibile la coesistenza, grazie al provento d'uno stesso fondo, di proprietario e fittavolo, di padrone e schiavi. Nonchè allignarvi il latifondo, la stessa piccola proprietà dissociata dal lavoro era impossibile in tali condizioni, di mano in mano specialmente che i bisogni sociali cresciuti spingevano l'agricoltura su terre di qualità inferiori: il farm, cioè il pezzo di terra coltivato direttamente dal proprietario, rimaneva pertanto come ai primi giorni la base dell'agricoltura e su di essa sorgeva una classe di proprietari agricoltori, di sua natura democratica e repubblicana. Nella lotta quotidiana per strappare di che vivere al suolo ingrato sotto un cielo inclemente, nella piena libertà della natura, nella semplicità della vita operosa e devota dei campi coltivati con le mani proprie e dei figli, si manteneva così intatta quella democrazia rurale, che abbracciava la grande maggioranza della popolazione: ancora al 1797 gli agricoltori staranno al resto degli abitanti come 100 ad 11. A differenza pertanto degli altri paesi, dove le campagne coltivate ma non possedute da una plebe analfabeta rappresentano la palla di piombo d'ogni progresso sociale e politico, il ceto agricolo della Nuova Inghilterra costituirà il vero nerbo della democrazia neoinglese, rinforzo anzichè pericolo per quella democrazia mercantile, che le industrie navali ed i traffici marinari vanno sviluppando in Boston e sugli altri punti della costa.
Così le forme economiche, imposte alla N. Inghilterra nell'ambiente storico del sec. XVII dalle sue condizioni climatico-territoriali, assicurando al paese per lungo tempo una certa eguaglianza economica ed intellettuale, impedivano di tralignare alla democrazia puritana importata dai primi coloni e svoltasi rigogliosa nel township. La società creata da essa, una volta affermatasi, potrà durare per coesistenza sua propria anche senza la dottrina confessionale, da cui era proceduta: quando l'arco troppo teso del puritanesimo si distenderà, quando le ultime traccie della costituzione teocratica dei primi tempi saranno sparite dalla N. Inghilterra, vi sopravviverà pur sempre la razza da quelle forze modellata.
Il rigoroso cristianesimo e l'idea democratica si perpetueranno allo stato di forte suggestione ereditaria, sottomettendo il primo alla sua norma tutte le attività superiori dello spirito, informando la seconda di sè tutta quanta la vita sociale; e dal loro connubio uscirà quel tipo yankee[9], dalla veduta limitata e bassa ma tenace e forte delle cose, che con la sua energia informerà alla sua volta di sè l'intero popolo americano. Grazie ai germi straordinariamente vivaci del sec. XVII, ad un primo movimento di concentrazione seguirà infatti un moto d'espansione tanto più notevole quanto più densa diventerà la popolazione della Nuova Inghilterra, la quale al 1754 conterà già un 436.000 abitanti, di cui soli 11.000 schiavi negri. Così, mentre l'Est ed il Nord-Ovest dei futuri Stati Uniti saranno figli diretti della N. Inghilterra, l'elemento neoinglese guadagnerà o materialmente coll'immigrazione o moralmente col suo influsso le popolazioni del Centro e dello stesso Sud, condannate le prime dalla poca coesione ed omogeneità, le seconde dalla mancanza assoluta d'istruzione e di lumi a subire l'ascendente d'una superiorità intellettuale e sociale. Non è pertanto esagerazione l'affermare che l'yankee farà l'Americano, tanto è il peso del solido nucleo democratico della N. Inghilterra sui destini sociali dell'intera gente anglo-americana.