Il taglio dei boschi, la caccia all'orso ed al castoro, la preparazione della pece e della trementina, le frotte di maiali che inselvatichiti andavano errando, offrivano loro di che vivere: abitavano dispersi per la foresta, senza altro guardiano che un cane vegliante intorno al solitario asilo, senz'altra compagnia che la moglie, i figli, qualche schiavo negro, senz'altri spettacoli che quelli della natura, senz'altro godimento che quello dell'eterna primavera e della più sconfinata libertà. Non città, non villaggi, non ponti, non scuole, non chiese, non industrie; unica strada fra i boschi le tacche incise sugli alberi a guidare il cammino: prima del 1703 non vi fu nella colonia alcun stabile ministro del culto, non alcuna chiesa prima del 1705, non una stamperia prima del 1754!
In siffatto paese l'azione del governo si trova naturalmente paralizzata dallo spirito d'indipendenza degli abitanti, che si fa ogni giorno più selvaggio: il dominio dei proprietors si riduce ad un'ombra, ed il malaugurato governatore, che si azzarda di far riconoscere tale potere, od intende di far sentire la propria autorità, od impone tasse gravose od altro, vede il popolo ribellarsi, come nel 1678, nel 1688, nel 1711, e ristabilire la sua selvaggia libertà: dal punto di vista politico questa rozza società viveva allo stato può dirsi di natura ancora un mezzo secolo dopo la fondazione della colonia, senza curarsi minimamente dei poteri costituiti, senza dar nulla nè a Dio nè a Cesare:
«De tributo Cæsaris nemo cogitabat
Omnes erant Cæsarea nemo censum dabat».
Se un'Arcadia «di bricconi e di ribelli», come pretendevano i realisti, la Carolina settentrionale era pure il paradiso dei quackeri, e ciò basta a chiarirci come un soffio d'umanità non cessasse d'alitare in questa società primitiva, la quale più che un'accozzaglia di delinquenti era una raccolta di uomini sciolti da ogni legame politico e religioso: alla rivoluzione essi non erano trascinati da vendetta o da odio, ma da geloso furore di quella libertà, che volevano intera, come senza garanzie così senza inquietitudini. Solo la schiavitù dei negri, che qui del resto non prendeva nei primi tempi molto sviluppo date le condizioni economiche del paese, faceva un doloroso contrasto con quella sconfinata libertà, di cui i coloni bianchi volevano fruire.
Nel 1729 anche l'ombra del governo dei proprietors svaniva, ed il paese diventava una colonia della corona col nome di Carolina settentrionale, colonia che nel 1754 annoverava già un 90.000 abitanti, di cui un 20.000 schiavi negri, limitati di preferenza alle parti del paese più favorevoli alle colture tropicali.
Carolina Meridionale. — Diverso affatto sin dagli inizi fu invece lo svolgimento della parte meridionale della Carolina, del paese di cui gli emigranti del capo Fear avevano iniziato la colonizzazione, qualche anno innanzi che questa fosse oggetto dei profondi studi del Locke. 1 primi coloni mandati dai proprietors della Carolina, quando le sorti dello stabilimento precedente volgevano già a rovina, vi arrivarono su tre bastimenti nel 1670 ed, esplorati i luoghi dove già gli Ugonotti un secolo prima avevano inciso i gigli di Francia, prendevano lor stanza presso il fiume Ashley in un punto che sembrava «favorevole alla coltivazione ed alla pastura», su una costa che le epidemie e le guerre di tribù contro tribù avevano pressochè spopolata di indigeni. Prima di congedarli pel nuovo mondo, i proprietari li avevano muniti d'una copia imperfetta delle costituzioni fondamentali, non ancora ultimate; ma fino dal primo sbarco riusciva evidente qui pure, come nella Carolina settentrionale, l'impossibilità di «dar esecuzione al grande modello». Si tenne dagli emigranti una convenzione parlamentare, e ne uscì un governo rappresentativo, di cui costituivano gli elementi semplicissimi un governatore, un Gran consiglio formato da cinque membri nominati dai proprietors c da altri cinque eletti dai coloni ed avente diritto di veto sugli atti del potere esecutivo, una legislatura costituita dal governatore, dal consiglio e da venti delegati scelti dal popolo.
L'anno dopo veniva inviata nella colonia una copia completa delle costituzioni-modello, accompagnata da tutto un assortimento di regole e d'istruzioni; ma, se il consiglio aristocratico riconosceva la loro validità, i rappresentanti del popolo vi si opposero risolutamente. Così la nuova colonia racchiudeva già in sul nascere elementi di divisione politica: in essa si troveranno di fronte due partiti, quello del popolo e quello dei proprietari, lotta pro e contro la libertà cui i dissensi religiosi imprimevano maggior accanimento, schierandosi i partigiani della chiesa anglicana sempre in minoranza dal lato dei proprietari, facendo i dissidenti di tutte le categorie causa comune col partito popolare. La gran maggioranza degli abitanti intenderà di darsi le istituzioni, che ad essa più convengono; i lords proprietari, troppo deboli per affermare il loro potere, saranno abbastanza forti per intralciare ed ostacolare mediante il loro partito, costituente una vera oligarchia, ed i governatori da essi eletti il selfgovernment dei coloni; donde l'anarchia che di tratto in tratto funesta il paese.
È su questa trama, che si intesse infatti per un mezzo secolo l'agitata vita politica della Carolina meridionale, in cui le frequenti rivoluzioni contro i proprietari ed i loro rappresentanti, famosa quella del 1681 contro il Colleton, attestano il fervore d'indipendenza, il desiderio di selfgovernment degli abitanti. Ed intanto la colonia va rapidamente sviluppandosi, mentre la capitale Charleston estende larghe e regolari le sue strade, mentre nuovi elementi etnici vengono a fondersi nella sua popolazione: sono emigranti dei Nuovi Paesi Bassi, che sperano di far fortuna impiegando le loro braccia ed i loro capitali in terre di fertilità leggendaria; sono europei, che vengono a tentarvi le culture più ricche del Mediterraneo; sono sovratutto perseguitati per motivi di coscienza, che trovano in essa un rifugio altrettanto sicuro ma molto più ridente e grato della Carolina settentrionale, dissidenti inglesi del Sommersetshire, cattolici irlandesi, presbiteriani scozzesi avanzi della cospirazione di Monmouth, ugonotti francesi infine sbattuti dalla raffica della reazione religiosa dopo la revoca dell'editto di Nantes, uomini onesti, laboriosi, intraprendenti che possedevano tutte le virtù dei puritani inglesi senza averne il fanatismo. La Carolina meridionale ci presenta così un aumento di popolazione ben più rapido della settentrionale: ne è causa fondamentale la ricchezza del suolo, il proficuo sfruttamento di esso col lavoro di schiavi negri.
Coeva delle prime piantagioni, giacchè gli emigranti delle Barbados avevano portato seco i loro schiavi, la schiavitù negra aveva trovato qui il terreno più adatto a svilupparsi. Nel Maryland e nella Virginia, favorevolissime pel loro clima al lavoratore bianco, prevalse a lungo la servitù dei bianchi, e la classe dei lavoratori bianchi non venne mai a sparire; nella Carolina settentrionale il suolo era troppo ingrato per imporre d'un colpo coi suoi prodotti il lavoro dei negri; della meridionale invece e clima e suolo fecero sin dall'origine uno stato piantatore sulla base della schiavitù. I coloni s'accorgevano subito che il clima non solo conveniva agli Africani assai meglio di quello delle colonie più settentrionali, ma era pei bianchi ingrato nei lavori faticosi dei campi. Nè basta. La fertilità del suolo, il caldo clima avevano fatto vedere nella Carolina meridionale il paese più adatto alle colture del mezzogiorno d'Europa; ed emigranti olandesi, e proprietari, e lo stesso Carlo II in un momento di tenerezza, si affannavano nei primi anni di essa ad introdurvi la coltura dell'olivo, della vite, degli agrumi, la coltivazione del gelso e l'allevamento del baco da seta. Altri prodotti più facili e più proficui, più adatti sopratutto a quel suolo avevano soffocato però quei tentativi e con la loro completa riuscita preparato un avvenire agricolo e sociale affatto diverso al paese, il cotone e più ancora il riso, considerato quest'ultimo il migliore del mondo e coltivato in così vasta scala, che già nel 1691 la legislatura metteva a premio la scoperta di nuovi processi per mondarlo.