§ 1. La Nuova Olanda e New York — § 2. Puritani e quaccheri nel New Jersey — § 3. Pennsylvania e Delaware — § 4. Caratteristica delle colonie centrali.

§ 1. La Nuova Olanda e New York. — Mentre la Nuova Inghilterra ed il mezzogiorno sotto l'azione di fattori conformi vengono a costituire due società omogenee, viventi della stessa vita e pervase dalle stesse idee, nonostante la divisione politica delle loro singole colonie, manca al centro dei futuri Stati Uniti quell'uniformità di origini, quella identità di vita economica, che ne faccia un tutto omogeneo nel campo sociale per quanto diviso in quello politico. L'elemento anglosassone termina qui pure col prevalere su quello olandese e svedese, cui si riconnette la prima colonizzazione della contrada, ma rimangono le caratteristiche sociali ed intellettuali, che diversità di origini hanno creato e attività economiche diverse sviluppato. Come la colonizzazione neoinglese si riattacca alla storia della Riforma inglese, così quella, per cui i Paesi Bassi si dividono coll'Inghilterra la gloria d'aver fondato i primi stabilimenti dei futuri Stati Uniti, si riattacca in ultima analisi alla storia della Riforma olandese, dalla quale procede in via diretta il grande movimento d'espansione neerlandese.

Determinata dalle usurpazioni degli Absburgo di Spagna, i quali avevano tentato di abbattere le antiche libertà degli Stati fiamminghi, le vecchie franchigie municipali del paese, la rivoluzione olandese si era mutata ben presto di fronte all'assolutismo ed al fanatismo di Filippo II da una lotta in difesa di privilegi e consuetudini feudali in una lotta per la religione e l'indipendenza. Il mare, fonte prima di vita economica pel paese, era stato il grande alleato degli Olandesi nella loro crociata nazionale contro la Spagna: sul mare s'erano dati convegno i patriotti, sul mare avevano combattuto e vinto i nemici della religione e della libertà. Natura del paese, tradizioni economiche ed origini politiche portavano così lo stato nascente ad essere una repubblica commerciale per eccellenza; e nella prima moneta di essa infatti si scolpiva come emblema un vascello lottante coi flutti, senza vele nè alberi. L'istinto marinaresco innato nell'Olandese per le condizioni del paese riceveva nuovo impulso ad operare da quell'energia nuova infusa in esso dalla lotta per la vita contro la Spagna; e questa guerra santa in difesa della libertà era divenuta una fonte insperata di sviluppo economico, una garanzia di non mai veduta prosperità. Il popolo, che prima dell'insurrezione non possedeva quasi di che riparare le sue dighe contro l'imperversar dell'Oceano, si trovava in grado ben presto di armare flotte sopra flotte, di riunire gli emisferi col suo commercio. La bandiera della neonata repubblica sventolava ormai su tutti i mari, dalla punta meridionale dell'Africa al circolo polare artico: i vascelli olandesi sorpassavano in numero, secondo il Raleigh, quelli dell'Inghilterra e di dieci altri reami; Amsterdam, deposito dei prodotti d'Europa e del Levante, soppiantava Lisbona ed Anversa, divenendo il centro del commercio europeo anzi mondiale; mentre l'industria, quella tessile specialmente, riceveva pur essa nuovo impulso da tanto rigoglio di vita economica.

Sicuri ormai all'interno, floridi i commerci, ripiene le casse dello stato, gli Olandesi passano dalla difesa all'offesa, attaccando la Spagna nelle sue colonie, ruinandone o minandone i commerci in tutti i mari del mondo. Doveva l'America soltanto rimanere indisputata alla corona spagnuola, mentre abbondavano in Olanda i marinai ed i capitali stagnavano? Non più la semplice spogliazione del commercio spagnuolo, nè l'India stessa; ma l'America coi suoi tesori minerali e vegetali, coi suoi enormi territori maldifesi dalle rare cittadelle spagnuole poteva fornire all'intrapresa batava un campo degno di essa e dare alla madrepatria ristretta nuove terre, alla vera religione di Cristo nuovi adepti. Nel 1590 Guglielmo Wesselinx, che aveva vissuto alcuni anni nella Castiglia, nel Portogallo, nelle Azzorre, proponeva la formazione d'una compagnia delle Indie Occidentali; ma il progetto parve allora troppo ardito per la giovane nazione: sette anni dopo, nel 1597, Bikker d'Amsterdam e Leyen di Enkhuysen organizzavano due compagnie private per commerciare con le Indie Occidentali, ed i successi di esse facevano ardere più viva la discussione sull'opportunità o meno d'una compagnia privilegiata delle Indie Occidentali, per la quale nel 1600 si formulava persino un progetto presentato agli Stati generali per esaminarlo ed approvarlo.

L'America era però un campo nuovo, in cui era pur sempre possibile la sorpresa; i mari dell'Africa meridionale e dell'Asia erano invece in pieno possesso del commercio olandese; e ciò spiega come si agisca risolutamente in quanto riguarda il commercio con l'Oriente, mentre per quello coll'Occidente si proceda coi piè di piombo.

Nel 1602 infatti si costituiva la Compagnia delle Indie Orientali, la cui carta non faceva che attribuire ad una corporazione commerciale i privilegi signorili accordati in Inghilterra ai Caboto ed ai Raleigh, favorendo con ciò gli Stati Generali il commercio del paese senza esporlo ad una guerra in Oriente. Alla nuova compagnia si rivolgeva qualche anno dopo l'inglese Enrico Hudson, abbandonato nei suoi disegni dagli armatori di Londra, ai quali nulla fruttavano per quanto gloriose le scoperte nei mari settentrionali d'America, fatte in quegli anni dall'ardito esploratore per trovare il passaggio di nord-ovest. Ascoltato da essa, egli ritentava nel 1609 la ricerca dell'agognato passaggio sulla «Mezzaluna» con un equipaggio per metà inglese, per metà olandese: costretto dai ghiacci a tornare indietro toccava la costa del Maine, quindi il capo Cod cui dava il nome di Nuova Olanda, credendosene il primo scopritore, ed arrivava sempre costeggiando verso sud sino alla Virginia, donde rivolta la prua a settentrione entrava nella baia superba dell'attuale New York, risalendo primo tra gli Europei lo splendido fiume da lui nominato. Più che per le bellezze naturali della vallata dell'Hudson, paragonato ancor oggi col Reno, più che per la rigogliosa vegetazione, la regione scoperta dall'inglese era importante per la sua posizione, che la predestinava per secoli a centro del commercio nord-americano. Nei suoi confini le sorgenti di parecchi fiumi, che versano le loro acque nel golfo del Messico, nella baia di Delaware ed in quella di Chesapeake; sulla sua spiaggia dalle rive alte ed in parte scogliose una baia incomparabile, che veniva continuata, a dir così, nell'interno da un superbo fiume navigabile, pel quale l'Atlantico era messo in comunicazione coi Grandi laghi canadesi. Ben prima che l'Hudson gettasse l'ancora in quelle acque, i selvaggi delle Cinque nazioni s'erano serviti di quei canali naturali nelle loro escursioni a Quebec, sull'Ohio, sulla Susquehannah: la civiltà bianca non avrebbe dovuto far altro che imitare con mezzi centuplicati l'iniziativa insegnata dalla natura ai poveri indiani. Tornato in Europa nello stesso anno, l'Hudson presentava una brillante relazione delle sue scoperte ai patroni olandesi, i quali però rinunziarono lo stesso a ricercare più oltre il passaggio di nord-ovest. Le Provincie Unite reclamavano tuttavia il possesso del paese scoperto dall'agente della compagnia olandese; e l'anno, dopo dei mercanti d'Amsterdam avviavano con esso un primo commercio regolare, mentre l'Hudson tornato su nave inglese alle sue scoperte settentrionali periva miseramente, abbandonato su una fragile scialuppa in balìa delle onde dall'insorto equipaggio.

L'isola di Manhattan divenne il primo rifugio degli Olandesi, i quali con Adriano Block esploravano qualche anno dopo Long Island, scoprivano il Connecticut e costruivano nel 1615 col nome di Orange un fortilizio dove oggi sorge Albany, sentinella avanzata del commercio olandese cogli Indiani. Il commercio infatti più che la conquista e la colonizzazione era ancora il fine predominante dei Paesi Bassi in quei paraggi, chè la colonizzazione della Nuova Olanda dipendeva dall'esito della lotta civile che dilaniava la madrepatria. L'abbattimento coi mezzi più violenti del partito ad essa contrario, guidato dal Grotius e da Olden Barneveldt, ne segnava l'inizio. Nel 1621 infatti si costituiva finalmente la compagnia olandese delle Indie Occidentali, cioè una corporazione mercantile investita dalle Provincie Unite del privilegio esclusivo di trafficare e stabilire colonie oltrecchè sulla costa africana su quella d'America, dallo stretto di Magellano all'estremo limite settentrionale. La società, che era aperta per la formazione dei suoi capitali agli abitanti di qualsiasi nazione ed annoverava tra i suoi soci gli stessi Stati Generali, era autorizzata da questi a conquistare paesi ed esercitarvi i poteri sovrani, ma tutto a suo rischio e pericolo, giacchè il governo non le garantiva affatto i possessi, considerandosi in caso di guerra come semplice alleato o protettore. Quanto ai futuri coloni essi venivano lasciati in piena balìa della Compagnia coll'unica restrizione, che gli atti di questa dovessero sottostare all'approvazione degli Stati Generali. Lo sviluppo del commercio olandese in America ben più della colonizzazione era nondimeno l'obbietto principale della Compagnia; il che non toglie però che il sorgere di essa non segni l'inizio della colonizzazione per le rive dell'Hudson.

Nel 1626 infatti si comperava dagli Indiani al prezzo di 60 fiorini olandesi l'isola di Manhattan, e nel 1628 la colonia di Nuova Amsterdam contava già 270 abitanti ed esportava per ben 57.000 fiorini di pelli, che salivano a 130.000 tre anni dopo. Nel 1629 anzi la Compagnia per favorirne lo sviluppo adottava una carta di privilegi pei patroni, che volessero fondare colonie nei Nuovi Paesi Bassi. Chiunque nello spazio di 4 anni fosse pervenuto a fondare uno stabilimento di 50 persone, ne diventava il patrono; il manor, di cui il patrono era signore assoluto, poteva avere una lunghezza di 16 miglia o di 8 miglia per ciascuna riva se posto su un fiume, ed una larghezza limitata solo dalle esigenze del luogo, col patto però di comperare dagli Indiani il terreno; le città che sorgessero in esso doveano dipendere per l'organizzazione del governo dal patrono, che vi eserciterebbe pure il potere giudiziario, salvo il diritto d'appello alla Compagnia. Ai coloni era interdetto di stabilire la più piccola manifattura di lana, lino o cotone per non danneggiare il monopolio dei fabbricanti olandesi; raccomandata invece l'agricoltura, per la quale la Compagnia s'impegnava di fornire ai manors degli schiavi negri, a condizione però che il traffico ne fosse rimunerativo. La Compagnia si riservava la sola isola di Manhattan, come stazione commerciale della colonia.

Questa carta di privilegi fu fatale agli interessi non solo del paese ma anche della corporazione stessa, i cui direttori ed agenti, i von Rensselaer, i Pauw, i Godyn, i Bloemart non si limitarono ad appropriarsi i terreni più fertili, ma s'impadronirono pure dei luoghi più adatti al commercio cogli indigeni. Da ciò una serie di contese da un lato fra questi latifondisti e la compagnia, che voleva a sè riservato il commercio coloniale, ed un grave impedimento dall'altro allo sviluppo agricolo e sociale del paese, ostacolato da quel sistema feudale di patronato. La dominazione e la colonizzazione olandese andavano nondimeno guadagnando terreno ed occupavano ben presto anche l'odierno stato del Delaware.

Un rivale le sorgeva però di contro in quegli anni in un popolo, sorto pur esso a nuova vita autonoma colla Riforma e come vivificato allora da uno spirito nuovo. Erano questi gli Svedesi, il cui re Gustavo Adolfo, intravedendo i vantaggi derivanti al suo popolo dalla colonizzazione, porgeva facile orecchio ai consigli e progetti dell'olandese Guglielmo Usselinx passato in Isvezia. Si costituiva allora, nel 1626, una «compagnia svedese del mezzogiorno», rivestita dagli Stati di Svezia del privilegio esclusivo di trafficare oltre lo stretto di Gibilterra e di fondare colonie, il cui governo sarebbe riservato ad un consiglio reale: l'Europa intera poteva contribuire per via di sottoscrizioni alla formazione del capitale sociale, cui il re stesso partecipava per circa due milioni, e da ogni parte d'Europa dovevansi invitare i futuri coloni. Era questa la conseguenza di quello spirito umanitario, che aleggia in tutto il progetto: l'accesa fantasia scandinava vedeva già fiorire di là dall'Atlantico una nuova Svezia, che avrebbe offerto sicurezza «per l'onore delle donne e delle figlie» dei profughi cacciati di patria dalle guerre e dal fanatismo, che sarebbe diventata un luogo di benedizione «per l'intero mondo protestante» o meglio ancora, per usare le parole stesse del grande eroe svedese, «totius oppressae Christianitatis». Nè la nuova patria si sarebbe macchiata della servitù, instaurata nelle altre colonie: «gli schiavi, diceva l'«Argonauta Gustaviana» scritto dell'Usselinx pubblicato nel 1633, costano molto, lavorano con ripugnanza e soccombono ben presto ai cattivi trattamenti. Gli Svedesi sono laboriosi ed intelligenti, e noi ne guadagneremo certo di più coll'impiego d'uomini liberi accompagnati dalle loro mogli e dai loro figli», parole ispirate oltrecchè dalla coerenza ai principi fondamentali del progetto, da una larghezza di vedute, da una intuizione sociale così profonda da sembrare quasi una profezia. Mentre però si pensava in Isvezia a creare un rifugio per le vittime della persecuzione religiosa, in Germania si combatteva una lotta la quale, per quanto determinata da ragioni molto più materiali, mirava a render impossibile tale persecuzione; cosicchè Gustavo Adolfo, prima di eseguire i seducenti progetti coloniali, vola col suo popolo bravo in difesa degli oppressi fratelli a sostegno della libertà di coscienza pericolante, pur senza dimenticare un momento la progettata colonizzazione, ch'egli raccomandava al popolo tedesco pochi giorni prima di morire. Perdeva con lui l'umanità sui campi di Lützen uno dei suoi più gloriosi benefattori, ma non cadevano con Gustavo Adolfo i progetti coloniali svedesi affidati alla saggezza del calmo cancelliere Oxenstiern, che interessava ad essi i governi della Germania, ottenendo nel 1633 a Francoforte una promessa di partecipazione all'impresa da parte dei quattro circoli superiori tedeschi.