[54] «a jay con clepe Watte, as wel as can the pope.» Letteralmente: una gazza può chiamare «Gualtiero» (Watte vale Wat, forma abbreviata di Walter) bene come il papa.

[55] L’usciere quando aveva alzato un po’ il gomito faceva sfoggio del suo latino: è naturale però che tra i fumi del vino egli si ricordasse meglio di quelle espressioni e di quelle frasi che stando in tribunale sentiva ripetere più spesso. Una di queste era appunto: Questio quid juris, che negli antichi scritti di legge ricorreva continuamente, in forma di domanda, dopo l’esposizione di un fatto giuridico qualunque.

[56] Ho tradotto con questa efficace espressione del popolo nostro l’espressione popolare inglese adoperata dal Chaucer: And prively a fynch eke cowde he pulle (sapeva anche pelare, di nascosto, un uccellino).

[57] Cioè dalla scomunica. Con questa parola cominciava la formula: Significavit nobis venerabilis pater etc., onde veniva annunciata ai colpevoli la scomunica.

[58] Il testo dice gurles (girls) ma qui piuttosto che nel senso determinato di ragazze, deve intendersi in senso generale: maschi e femmine. Però ho tradotto: tutta la gioventù.

[59] Si tratta, molto probabilmente, di un ritornello di qualche canzone popolare amorosa del tempo.

[60] Mi pare che storye non possa avere qui il significato di storia o racconto profano, che andrebbe poco d’accordo con lessoun (una parte della sacra scrittura che si leggeva nella messa). Il Chaucer dopo averci descritto il suo mercante di indulgenze per il miglior brigante del mondo, come avrebbe detto il Boccaccio, soggiunge con intenzione senza dubbio ironica:—Però bisogna dire la verità, in chiesa era un degno prete (a noble ecclesiaste), e diceva la messa con tutte le regole senza trascurarne nessuna parte.

[61] Affyle his tunge. Letteralmente: pulir la lingua.

[62] È probabile, come nota il Tyrwhitt, che la fonte diretta alla quale il Chaucer ha attinto questa espressione, piuttosto che Platone, sia Boezio (De Consolatione, III. 12).