C’era anche un mercante con la barba forcuta e il vestito di vari colori, il quale se ne stava sul suo cavallo, con un gran cappello di castoro in capo. Aveva un bel paio di stivali elegantemente affibbiati. Diceva le sue ragioni con molto calore, e in ogni occasione tastava accortamente il terreno, per vedere se c’era modo di guadagnare qualche cosa. Avrebbe desiderato che il tratto di mare fra Middelburg e Orewel fosse, per ogni buon fine, guardato e reso sicuro dai pirati. Era molto abile a cambiare, ad interesse, gli scudi con le altre monete. Questo bravo mercante sapeva valersi molto bene della sua abilità: e con tanta accortezza faceva gli affari, stringeva contratti, prendeva denari in prestito, che non c’era mai caso di sentir dire che avesse qualche debito. Era, in somma, una persona veramente degna; ma se devo dire la verità, non so come si chiamasse.
C’era anche un chierico di Oxford, che da un gran pezzo almanaccava con la logica. Aveva un cavallo che reggeva l’anima coi denti, ed anche lui, per dire la verità, del grasso non ne aveva da buttar via, ma era smunto e malandato. Portava un mantello tutto logoro, e non poteva comprarsene un altro, perchè ancora non godeva nessun beneficio, e non era adatto a un altro impiego qualunque. Era più contento di avere a capo del letto una ventina di volumi delle opere di Aristotile, ben rilegati in pelle nera e rossa, che dei begli abiti, o un violino, o un altro strumento a corda, per divertirsi a suonare[23]. Con tutta la sua filosofia, era sempre al verde; perchè tutto quello che poteva raccapezzare dagli amici, lo spendeva in libri o per imparare qualche cosa. E pregava giorno e notte per l’anima di coloro, che contribuivano, in qualche modo, a procurargli i mezzi di studiare, non avendo egli al mondo altro pensiero, altro desiderio che lo studio. Non diceva mai una parola più del necessario: e parlava sempre correttamente, e con modestia, in poche parole, e sempre con molto criterio. I suoi discorsi erano pieni di virtù e di morale, e con ugual piacere era sempre disposto a imparare e ad insegnare.
C’era, con noi, anche un impiegato del tribunale,[24] colta e intelligente persona, il quale aveva passeggiato più di una volta su e giù per il portico di Westminster[25]. Era un uomo che aveva realmente delle ottime qualità; sempre prudente e pieno di buon senso, ispirava a tutti un certo rispetto. Godeva tale stima, ed erano così apprezzati i suoi savî discorsi, che molto spesso era invitato a sedere giudice in tribunale, a nome di una intera commissione[26]. Con la sua dottrina, e col nome che s’era fatto, guadagnava quanto voleva, e d’ogni parte gli piovevano regali. Era difficile trovare un altro che sapesse fare i propri interessi come lui. I suoi beni erano tutti libera proprietà; e non si poteva fare sospetti su quel ch’egli comprava. Era un uomo d’affari, senza dubbio, ma aveva un po’ la smania di darsi da fare anche più del bisogno. In tribunale citava tutti i momenti casi e giudizi che risalivano, nientemeno, al tempo del re Guglielmo[27]. Aveva l’abilità di redigere e presentare un verbale in modo, che nessuno vi trovava mai da ridire; e sapeva a mente tutti gli articoli del codice. Cavalcava alla meglio, con una veste di stoffa a vari colori, stretta alla vita da una cintura di seta a striscie. Ma basta del suo vestiario.
Faceva parte della brigata anche un possidente[28], con la barba bianca come un fiore di margherita e col viso molto colorito. La mattina, appena alzato, cominciava sempre con una buona zuppa nel vino. Da vero figlio di Epicuro era solito passarsela allegramente, e pensava che la vera felicità è riposta nel pieno godimento del piacere. Proprietario di case, ed uno di quelli grossi, era il S. Giuliano del suo paese[29]. Pane e birra, alla sua tavola, erano sempre della migliore qualità[30]; nessuno aveva in cantina le botti di vino che aveva lui, e in casa sua c’era sempre pronto, a tutte l’ore, qualche buon piatto, cotto al forno, di pesce o di carne, e in grande abbondanza. Da mangiare e da bere gli pioveva in casa d’ogni parte, con tutto ciò che di più squisito si può desiderare. Il suo pranzo e la sua cena variavano col variare delle stagioni. Teneva ad ingrassare in gabbia molte buone pernici, nel vivaio nuotavano a dozzine le regine e i lucci: e guai al cuoco, se la salsa non era piccante e saporita, se in cucina non andava tutto come un orologio. Nel suo salotto da pranzo c’era sempre la tavola apparecchiata, dalla mattina alla sera.
In consiglio la faceva sempre da padrone, come quegli che era stato, non so quante volte, deputato della provincia. Alla cintola, che era bianca come latte appena munto gli pendeva una daga e una borsa di seta. Aveva fatto anche il pretore e il ragioniere[31]; insomma un proprietario bravo come lui non s’era mai visto.
Erano venuti con noi anche un merciaio, un legnaiuolo, un tessitore, un tintore e un tappezziere, vestiti nell’uniforme della importante e numerosa società alla quale appartenevano; ed era tutta roba nuova e pulita. Il pugnale non aveva il manico di rame, ma tutto ben lavorato in argento, e d’argento erano anche la cintura e la borsa. Avevano tutti e cinque l’aria di persone per bene, e ognuno di loro avrebbe potuto sedere benissimo, in una sala dorata, alla tavola d’onore[32]. Per senno, poi, sarebbero stati ottimi consiglieri municipali; molto più che avevano tutti qualche cosa al sole. Le loro mogli naturalmente sarebbero state contentissime, ed avrebbero fatto male a non essere: sentirsi chiamare «signora» e la sera, andando ai ritrovi festivi in chiesa con una elegante mantiglia, prendere, senza tante cerimonie, i primi posti, è una bella soddisfazione.
Insieme con loro c’era un cuoco, che avevano portato apposta, per fargli cucinare, all’occorrenza, un buon pollo lesso con la gelatina, e una torta di farina e di galanga[33]. Costui era un famoso bevitore di birra, e un bicchiere di quella di Londra lo sapeva giudicare senza sbagliare. Era molto bravo per cuocere l’arrosto allo spiede e sulla gratella, per il bollito, pel fritto, per fare brodi di carne battuta, e per la torta al forno. Peccato però, pensavo, che avesse il cancro ad una gamba: cucinava così bene il cappone in galantina[34]!
C’era anche un marinaro, che veniva dal lontano Occidente, ed era, per quello che potei capire, di Dartmouth. Cavalcava, alla meglio, un ronzino preso a nolo, e indossava una veste grossolana, che gli arrivava giù fino al ginocchio. A tracolla, appesa a un cordone, portava una daga; i cocenti calori dell’estate gli avevano abbronzato il viso. In fondo era davvero un buon diavolo, sebbene nel suo viaggio a Bordeaux, mentre il mercante se la dormiva tranquillamente sulla nave, spillasse ogni tanto, dalla botte, qualche bicchiere di vino, senza tanti scrupoli di coscienza ......................[35]
Come marinaro però e come pilota, per abilità nel conoscere le maree, le correnti e le secche per le quali doveva passare, e per calcolare l’altezza del sole e della luna, non se ne trovava uno compagno, neppure a cercarlo da Hull[36] a Cartagine. Era coraggioso, e nello stesso tempo aveva molta prudenza nell’avventurarsi[37]; più di una tempesta gli aveva arruffato la barba. Conosceva a occhi chiusi tutti, i porti, da Gothland fino al capo di Finistere[38], e tutti i golfi della Bretagna e della Spagna. La sua nave si chiamava Maddalena.
Era venuto con noi anche un dottore, di cui non c’era in tutto il mondo l’eguale in medicina e in chirurgia, poichè conosceva a fondo anche l’astrologia. Si occupava moltissimo dei suoi malati, intrattenendoli delle ore intere con esperimenti magici; e con molta abilità sapeva rendere l’oroscopo[39] favorevole all’ammalato.