O scelleraggine delle scelleraggini! O traditori omicidi! O malvagità umana! O avidità dell’oro, libidine del piacere, vizio del giuoco! O tu che offendi Dio con orribili bestemmie e prepotente orgoglio! O uomini sciagurati, come avviene che voi siate così malvagi e villani col vostro creatore, con Colui che vi ha fatti, e riscattati col suo sangue?
Ora, miei buoni amici, Dio vi perdoni le vostre colpe, e vi guardi dal peccato della cupidigia. Il mio santo perdono è qua per liberarvi tutti dai peccati vostri, purchè, s’intende, vogliate offrire qualche cosa: nobili[12], sterline, fermagli d’argento, cucchiai, anelli, tutto è buono. Ecco qua una Bolla santa, chinate la testa peccatori! Avanti, donne, offrite un po’ di lana, ed io segnerò subito il nome vostro qui nel mio registro per mandarvi a godere la beatitudine del cielo. Quanti verranno qua ad offrire, io li assolverò con la mia alta potenza, e se ne potranno tornare a casa con l’anima candida come quando vennero al mondo. Eccovi, signori miei, la mia predica. Ora Gesù Cristo che è il medico dell’anima nostra, possa concedervi di ricevere il suo perdono, poichè, ve le dico senza inganni, questa è la miglior cosa del mondo.
A proposito, signori, la mia novella mi faceva dimenticare una cosa. Io ho qui nella mia sacca una provvista di reliquie e indulgenze, consegnatemi dal Papa stesso, preziose come solo in Inghilterra si potrebbero trovare. Se c’è qualcuno di voi, il quale vuole offrire devotamente qualche cosa per avere la mia assoluzione, venga qua, s’inginocchi e riceverà la santa remissione dei peccati. O piuttosto se vi pare meglio, strada facendo rinnovate tutti il perdono ad ogni paese che ci lasciamo indietro. Così si rinnoverà anche l’offerta: nobili e monete fanno sempre comodo. Del resto è una bella fortuna per voi avere qui a vostra disposizione un mercante d’indulgenze, il quale vi può assolvere dai vostri peccati, per ogni caso che vi dovesse succedere mentre cavalcate per la campagna. Qualcuno di voi, per esempio potrebbe cascare da cavallo e rompersi il collo. Vedete dunque che per la vostra tranquillità è una vera fortuna che io sia capitato qui con voi, giacchè tutti, ricchi e poveri, io vi posso assolvere nel momento in cui l’anima vostra volerà via dal corpo. Io consiglio il nostro oste ad esser lui il primo a prendere l’assoluzione, come quegli che ha sulla coscienza più peccati di tutti gli altri. Qua, dunque, mio caro signor oste, tu sarai il primo ad offrire qualche cosa, ed io per soli quattro soldi ti farò baciare tutte le mie reliquie. Coraggio, apri la borsa.
«Io? No, no, lascia pure che Cristo mi maledica (rispose l’oste): magari fossi sicuro dei miei interessi, come sono sicuro che non mi coglierà la maledizione! Mi vorresti proprio far baciare le tue brache vecchie, spacciandole per reliquie di un santo mentre portano ancora, bella tonda, l’impronta del tuo c...? Per la croce trovata da S. Elisabetta, altro che reliquie e santuari: vorrei avere nelle mie mani i tuoi c.......i! Tagliateli, che ti aiuterò a portarli via, e li faremo conservare come reliquie nello sterco di maiale.»
Il povero mercante d’indulgenze non fiatò nemmeno. Rimase così male, che non rispose mezza parola. L’oste accortosene disse: «Quand’è così, con te, e con chiunque prende il cappello come te, io non ci scherzo più.»
Allora il nostro bravo cavaliere vedendo che tutti ridevano disse: «Via, via, basta signor mercante, noi non vogliamo musi lunghi. Venite qua, mio carissimo oste, ve ne prego, date un bacio al mercante d’indulgenze e fatela finita. Qua, signor mercante, fate la pace, e torniamo a ridere e a scherzare come prima.» Si baciarono e la brigata riprese allegramente il suo cammino.