«Maria santa, benedicite, ma che è mai questo amore che mi opprime l’animo e mi fa soffrire così? Io ho sognato tutta la notte che una regina delle fate sarà la mia bella e dormirà, un giorno, nel mio letto.

Oh sì! Io voglio amare, davvero, una regina delle fate, poichè in tutto il mondo non c’è una dama degna di essere la compagna della mia vita. Io dimenticherò tutte le altre donne, e anderò per monti e per valli a trovare una regina delle fate.»

E sì dicendo, fu di nuovo in arcione, e saltando steccati e pietre si diè a cavalcare in cerca della sua bella; e tant’oltre andò col cavallo, finchè in un remoto borgo trovò il paese delle fate.

Allora si mise a cercare e ad esplorare ogni luogo, da nord a sud, attraverso a selve e a boschi foltissimi, senza mai incontrare anima viva; perchè uomini, donne, bambini, nessuno del paese osava, nè a piedi nè a cavallo, andare incontro a lui.

Finalmente un giorno si vide comparire davanti un gigante smisurato, che avea nome Ser Elefante, ed era un uomo terribile. Il quale vedutolo gli disse: «Ragazzo, per il Dio Termagante[7], se non te ne vai subito via da questi luoghi, dove io capito spesso, ti ammazzo il cavallo con una randellata. Sappi che qui fra i suoni delle arpe e della zampogna, in mezzo ad una vera sinfonia di strumenti, abita la regina delle fate.»

Il cavaliere rispose: «Il cielo mi assista, e domani io tornerò qui armato per misurarmi con te: e par ma foy la mia lancia non te la farà passare tanto liscia. Poichè non sarà trascorso il primo quarto del giorno, che io ti avrò passato lo stomaco da parte a parte, e tu cadrai morto in questo luogo stesso».

Ciò detto, ser Thopas fuggì via, mentre il gigante con una terribile fionda gli scagliava dietro delle pietre per ucciderlo: ma egli con l’aiuto di Dio e con la sua destrezza si salvò.

Ed ora, signori, fate bene attenzione alla mia storia, che è più gaia del canto dell’usignuolo. Poichè ora sentirete come Ser Thopas, chino sul suo cavallo e stringendosi nelle spalle per evitare i sassi del gigante, tornò, attraverso valli e colline, nel suo regno.

Appena giunto, chiamò, in mezzo alla gioia universale, la sua gente, e ordinò che si preparassero subito grandi feste con giuochi e musica, per celebrare un avvenimento straordinario.—Egli doveva misurarsi con un gigante a tre teste, e battersi con lui per fare cortesia ad una splendida stella, alla quale dedicava l’amor suo.—