Questa pianta (di cui negli ultimi tempi parlavano tanto i giornali, come pianta che predice il tempo, in seguito alle speculazioni fantastiche dell’inglese Nowak) trovasi in tutte le parti dell’Eritrea, come pianta rampicante nei boschetti. Essa è cosmopolita in tutti i paesi tropicali.

In molti paesi si fa uso della radice e dello stelo, come della liquirizia: generalmente conosciuti però sono i semi di un bel rosso che trovansi in commercio, si adoperano come ornamenti e si chiamano piselli da paternostri.

Questi sono molto apprezzati nei Bazar di Drogherie dell’Oriente (arabo: sciscim ahmar), specialmente quelli che vengono dal Sudan i quali sono di un rosso vivissimo. Quando il Sudan era inaccessibile, qualche volta si pagavano al Cairo fino a 25 Centesimi il granello.

In Egitto si attribuiscono al detto seme effetti speciali per la guarigione delle infiammazioni dell’occhio e se ne fa molto uso anche ora. Le sue proprietà velenose erano conosciute e temute nelle Indie da lungo tempo. Da qualche tempo si conosce l’Abrina, il veleno vegetabile il più forte conosciuto dopo la Ricinina.

Già nel 1582 fu osservato dal medico veneziano Prospero Alpino in Egitto (P. Alp. de plantis Aegypti, Venetiis — MDXCII p. 31 32) il fenomeno della sensibilità delle foglie riguardo alla luce solare, e che ha dato alla pianta il nome di profeta del tempo.

13. Cassia Absus L.(Caesalpiniaceae)

arab. «sciscim».

Un pianta che trovasi spesso nei siti erbosi. I semi sono neri e lucenti, di forma lenticolare, e si vendono in Egitto nei bazar di drogherie come un rimedio contro le infiammazioni croniche degli occhi, nello stesso modo che la specie menzionata più sopra. Questi semi si sono anche trovati tra gli oboli deposti nei sepolcri antichi egiziani, da cui si può dedurre che l’uso ne era già noto agli antichi Egiziani, come lo era ai Greci e Romani.

14. Cassia acutifolia Del. e Cassia obtusifolia V.(Caesalpiniaceae)

in tigrigna: ente-entàro.