—Il Santasillia vedeva la Contessina per distrarsi un poco, e non altro, perchè le sembrava proprio un baby—assicuravano le signorine.—Infatti, la Castelguelfo è carina, carina, assai carina; ma solamente carina. È una cosuccia graziosa e profumata; un ninnolo, una maraviglia da étagère… Ma per inspirare una passione?… Oibò!… Manca la donna!—E in più ci sono i nervi—soggiungevano gl'innamorati.
—In quanto al Santasillia, egli era un uomo… diverso dagli altri… Era ancora troppo vivo in lui il ricordo della Parabiano; poi aveva fatto i voti proprio come un prete e pativa di scrupoli.
E allora il voto di Andrea e i nervi della Contessina diventarono gli articoli di fede della chiesuola elegante, e uno solo, il più piccolo dubbio in proposito non sarebbe stato di buon genere. Fra gli altri, Titta Damonte e Scipio Spinola si mostravano i più convinti e intolleranti; essi non permettevano nemmeno lo scherzo.
Ma ci fu un guaio: commisero l'imprudenza di mettere a parte anche la Baby di quella buona opinione; ed essa, invece di gloriarsene, si senti pungere e proprio sul vivo.
Il solo Andrea, sempre chiuso in sè stesso, non ne sapeva nulla di tutti quei discorsi e di tutti que' commenti che lo toccavano tanto da vicino. Egli cominciava ad andare con certa frequenza in casa Castelguelfo, dove avea ritrovata un'amica buona e intelligente, che ascoltava volentieri il racconto de' suoi viaggi e gli intendimenti de' suoi studi e i progressi del suo lavoro. Ma non vi andava altro che di giorno e quando sapeva che la Contessina sarebbe stata sola. E in quell'intimità affettuosa, egli ritrovò un nuovo conforto: quello di aprire il cuore alla giovane cugina e confidarle l'angoscia, lo spasimo dei suoi rimorsi, l'alta e forte idealità del suo amore; tutto ciò che aveva sofferto, tutto ciò ch'egli aveva sperato. E le raccontava quando e come si era incontrato la prima volta, ai Santi Apostoli, coll'Adele «che indossava un abito di percallina bianca, sparso di fiorellini azzurri.» E le ripeteva le ansie delle notti terribili, quando egli spiava la vita della sua cara fanciulla, mirando una finestra lontana, illuminata, che risplendeva sola fra le tenebre; e le disse ancora, piangendo, com'egli avea veduto contraffatto dalla morte quel viso tanto adorato.
La Baby lo ascoltava muta, raccolta, e spesso i suoi occhi si facevano umidi, lucenti per le lacrime. Una volta sola essa aveva interrotto Andrea: quando egli le avea detto che l'Adele era bionda.
—Bionda?… Come me?!—chiese subito la Contessina.
—Sì… proprio come lei!—rispose il Santasillia, e rimase lungamente silenzioso a guardarla.
E l'amica buona, e le visite frequenti, e le lunghe confidenze dissipavano a poco a poco la monotonia della sua vita. Egli adesso non si sentiva più solo, no; nemmeno nel voler bene alla povera Adele… Anche la cugina diceva di amarla, anche la cugina credeva nella povera Adele, come in una santa; ed era così contenta di somigliarle un poco, almeno nei capelli… almeno negli occhi!…
—Sì, che le somigliava, anche negli occhi!—pensava Andrea, ricordandosi quando la Baby era attenta e sembrava commossa nell'ascoltarlo.