—Per incompatibilità di umori. Erano ancora ragazzi, quando li hanno sposati.

—Dunque suo marito non le voleva bene?

Au contraire! Le voleva troppo bene!

E Marco Baldi, con un ghigno da satiro sdentato, riferì, dilettandosi nei particolari, i motivi che avevano consigliato quella momentanea separazione.

Per Andrea cominciò un nuovo e più atroce martirio. Egli aveva pensato al Castelguelfo come in un possibile alleato che dovea mettere un po' d'ordine e di quiete nella vita rumorosa della Baby e allontanare da lei gli sciocchi sdolcinati e sfacciati. La continua lontananza di questo marito, il non averlo mai veduto, avea indotto Andrea a considerarlo quasi come un personaggio mistico, incorporeo. Ma invece le rivelazioni del Baldi venivano a strapparlo brutalmente a quelle illusioni, mettendogli a un tratto dinanzi agli occhi la realtà più spietata. Allora immagini nuove e strane popolarono la sua fantasia e gli straziarono il cuore. Il sangue fervente della sua maturità intatta, non gli concedeva alcuna tregua. Non poteva più lavorare; non gli riusciva di scrivere nemmeno una riga. Molte volte, vergognando di sè stesso, egli si chiudeva nello studio col fermo proposito di vincere quell'inerzia che lo accasciava, compiere il lavoro che avea incominciato, e ritrovare nell'intelligenza uno svago, un conforto a' suoi dolori. E per un momento pareva inebriarsi, stordirsi, ritornava pieno di ardore verso quelle aspirazioni prime della sua giovinezza, ma poi, dopo alcune righe che aveva scritte, rallentava la corsa della sua mano, si lasciava andare disteso sulla poltrona, e il pensiero suo abbandonava le vergini foreste e i popoli barbari per correre più vicino dove era la Baby, e di lì non poteva più muoversi.

Era geloso del passato e sgomento dell'avvenire.—Se il Castelguelfo fosse tornato?

….Se fosse ritornato?!…—e poteva tornare da un momento all'altro.

Egli l'odiava quell'uomo, eppure aveva rimorso del suo odio; avrebbe voluto dimenticare, addolcire lo spasimo della propria gelosia, abbandonandosi a qualche nuova illusione. Ma nel medesimo tempo era trascinato, come dal delirio di una febbre maligna, a ricercare tutti gli argomenti, tutti i pensieri che lo torturavano; parlava sempre alla Baby di suo marito, e voleva tutto sapere di lui, per cercar di capire se quel marito assente poteva farsi strada nel suo cuore. E lungamente stava fisso cogli occhi in un ritratto del Castelguelfo che era appeso nel salotto, e lo scrutava, lo divorava; pareva gli volesse investigare anche l'anima.

La Baby rideva, indovinando i pensieri del Santasillia, e si godeva mostrarsi tenera, affettuosa verso suo marito; e quando il cugino guardava il ritratto così fissamente, ella esclamava con una grazietta piena di moine che «il suo Giuliano era molto più bello!»

—Che diritto aveva quel lunatico,—pensava la Baby stizzita,—d'essere geloso di suo marito? Era proprio una pretesa fuori di posto e ridicola assai! E avrebbe voluto «che il suo Giuliano» ritornasse per fargli dispetto. In tal modo la gelosia di Andrea riavvicinava la Castelguelfo a suo marito.