—Povero Giuliano! Egli almeno era sempre di buon umore e non l'avea mai seccata!
In quei giorni la Baby, com'era sua abitudine di ogni anno, aveva abbandonato Verona per recarsi alla villa di Castelguelfo: un vecchio palazzotto, innalzato sopra un dirupo enorme, che sporgeva nel lago di Garda. E la tiepidezza dolce del settembre penetrava misteriosa nel cuore della giovane donna, mentre la serenità placida del lago, azzurro e nitido, come una meraviglia orientale distesa ai piedi delle Alpi, infondeva nel suo spirito un raccoglimento affettuoso.
Ma pure, la solitudine della campagna non le piaceva punto e spesso era anche annoiata.
—Infine,—pensava qualche volta,—Giuliano deve trovarsi bene a Vienna perchè non parla più di ritornare!—E come avea fatto presto a consolarsi della sua lontananza!… Ciò faceva proprio credere che Giuliano forse le avea voluto bene, ma che non era mai stato innamorato…—Di tanta gente ch'ella avea conosciuta, suo marito era il solo che non avea perduta la testa per lei!…—Avrebbe però voluto scoprire a chi faceva la corte a Vienna, e conoscere la sua rivale… e fors'anche le sue rivali, perchè Giuliano era un certo tomo!…—Non tossiva come il Damonte e non sospirava come il Santasillia!… E poi, in complesso, Giuliano era bellino assai, un po' piccolo, ma elegante. Non gli stavano bene le fedine che si era fatto crescere a Vienna, per darsi l'aria diplomatica, ma gliele avrebbe fatte tagliare. Gli occhietti erano furbi e vivi… e poi montava benissimo a cavallo!
E la Baby, che di solito scriveva ogni quindici giorni a suo marito, in quella prima settimana che si trovò in villa sola, gli scrisse tre volte, e l'ultima lettera era più lunga delle altre. Essa gli narrava la sua vita di ogni giorno; le passeggiate, le visite ricevute e ricambiate, e si doleva di veder poca gente a Castelguelfo perchè troppo lontano dalle sue amiche, e di non poter avere per correttivo alla noia del Santasillia, altro che le facezie di Marco Baldi.
«…Ti scrivo dal picco della quercia… te ne ricordi?… Mi piace tanto questa roccia! Sembra un luogo incantato, la rupe della strega… lo scoglio della fata nera… quello che vuoi! Sotto la quercia ho fatto distendere una grossa tenda, che di giorno ripara dal sole e la sera dalla brezzolina umida, perchè io sono molto frileuse (anzi frileuz, come direbbe Marco Baldi), e poi sono gracile e delicata assai. Non ho la salute florida delle tue tedesche, le quali del resto, come tipo, non mi piacciono punto… Tutto il giorno sto qui a leggere o a scrivere e ad aspettare chi non viene… Non lusingarti, sai, perchè proprio non aspetto te…—La sera fumo la sigaretta e si fa chiacchiere con Marco Baldi. Ben inteso che c'è sempre con noi anche quel noioso del Santasillia; ma non parla mai… Guarda il cielo e sospira; guarda tua moglie (che sono io, ricordati!) e geme profondamente, poi, certe volte, si avvicina al margine della roccia, proprio come se avesse l'intenzione di fare un capitombolo nel lago… Povero Andrea!… Ieri l'ho fatto tanto arrabbiare! L'ho avvertito che il lago sotto la roccia è profondissimo, e che se non era un forte nuotatore, non dovea risolvere di fare il salto.—Sarò cattiva col nostro reverendo cugino, ma mi secca assai!… Pensa, tanto per avere una scusa d'essere tutti i giorni a Castelguelfo, che s'è messo a restaurare la sua villa d'Oriano. Così l'ho qui a due passi e mi tiene sott'occhio… Carino carino!…—Scipio Spinola, adesso, lo chiama il mio tutore.
«… Includo per te, in questo foglietto, una bella viola, e trova modo di averla cara… Se sapesse il tutore che te la mando, guai!… Me ne offre sempre un mazzolino, che io porto tutto il giorno per renderlo felice. Ha riempito le sue serre di fiori splendidi. Tutti per me, ben inteso, e te lo dico perchè, tanto, tu non sei geloso.
«Ti mando la mia mano da baciare. Dicono i nostri amici che è bellina assai; ma tu, già, non te ne sarai accorto. E poi a te devono piacere le mani rosee e potelées delle tue tedesche. Scusami, sai, se ti addoloro, ma le tedesche mi sono proprio antipatiche. Preferisco le inglesi. Credilo; quando sono belle, sono più carine assai. Per altro lo devi credere senza farti trasferire a Londra. Cattivo!… Saresti ancora più lontano!»
XI.
Ma non ostante l'umore bizzarro della cugina, Andrea si sentiva assai più tranquillo vedendola a Castelguelfo. Non c'erano visite, nè viaggiatori, e anche il Damonte e Scipio Spinola non capitavano altro che la domenica a pranzo, per ripartire la sera stessa. La fabbrica, i ristauri d'Oriano e i disegni relativi erano occupazioni che si confacevano allo stato suo; ed egli vedendo che trovava modo di attendere a quegli impegni, s'illudeva promettendo ogni giorno a sè stesso, che all'indomani avrebbe ricominciato i suoi studi con nuova lena; ed era tanto sicuro di spicciarsene in breve, che avea già scritto a Milano per procurarsi un editore.