Andrea guardava attonito il Baldi, ma non capiva bene:—Se i
Castelguelfo non avevano figliuoli?
—Appunto per ciò!—esclamò il vecchio ridendo sguaiatamente.—Lo zio
Pancrazio vuole che si dia principio alla successione!
Andrea arrossì a sua volta vivamente, poi subito impallidì. Avrebbe voluto schiaffeggiare Marco Baldi, pigliarlo per il collo, cacciarlo fuori dalla camera… Ma si sentiva la gola strozzata e non poteva parlare; gli battevano le tempie; aveva la testa in fiamme e il cuore soffocato. Reso più ardito dallo sdegno, dall'angoscia, dalla gelosia, che gli bruciava il sangue, fissò la Baby; essa in quel punto volgeva gli occhi amorosamente verso il ritratto di suo marito. Andrea si alzò con impeto; era diventato livido. Se Giuliano fosse entrato in quel momento, egli si sarebbe avventato contro di lui. La Castelguelfo e il Baldi si scambiarono un'occhiata di intelligenza. Quella si sentì irritata contro i furori del Santasillia; Marco Baldi, prudentemente, cambiò il soggetto delle sue chiacchiere.
Ma Andrea non potè più riaversi, e anche dopo e nei giorni seguenti, sembrava proprio ammattito. Aveva sempre dinanzi agli occhi la Baby irrequieta, col giubbettino rosa; e fisse, fra lo spasimo della mente e del cuore, le parole del Baldi. Sentiva sempre più acuto e penetrante il profumo di quella camera, così piena di seduzioni forti e misteriose. Ma il ritratto di Giuliano, messo, con amorosa cura, accanto al letto; il cuscino vuoto, presso l'altro, dove vedeva sempre la testina bionda della Baby, lo facevano delirare di gelosia… Poi, per fargli perdere del tutto la ragione, capitò l'annunzio della morte del conte Pancrazio, colla piena conferma di tutte le notizie avute o già divulgate, a proposito del testamento.
Il conte Giuliano era partito da Vienna per Navaledo; aveva già mandato la propria rinuncia al Ministero degli esteri, e doveva capitare a Castelguelfo da un giorno all'altro, appena avesse sbrigati nel Friuli gli affari più urgenti.
Questi avvenimenti importantissimi avevano mutato interamente l'aspetto della villa, e quantunque la Baby fosse in lutto, pure la sua casa era piena di gente e sempre in festa. Le amiche e gli amici della Contessina si affrettavano a correre a Castelguelfo per congratularsi e compiacersi colla Baby. E tutti facevano continue domande e allusioni intorno al testamento, e tutti lo approvavano e ne erano lieti, compreso il Damonte e Scipio Spinola; e più di tutti la marchesa D'Arcole, madama Kraupen, e la generalessa Brocca di Broglio, che, entusiasmate, levavano al settimo cielo la sagace previdenza del fu conte Pancrazio; e tutte tre accarezzavano la Baby e la baciavano, ridendo e scherzando coll'affettuosità ciarliera delle mamme che hanno trovato il marito per le loro figliuole. E la Baby, docile e buona, accettava quelle amorevolezze, arrossendo con effusione, ed era sempre in moto, e aveva sempre un gran da fare per l'accoglienza che voleva preparare «al suo Giuliano.» Faceva cambiare tutto ciò che immaginava non gli dovesse piacere: volle vedere come gli avevano disposto il suo quartierino particolare, e se non mancava nulla nel gabinetto di toeletta; e si prendeva queste cure con tenerezza e con gioia, nominandolo spesso, scrivendogli ogni giorno, mostrandosi ansiosa del suo arrivo e crucciata perchè tardava troppo a venire.
Povero Giuliano! Era tanto tempo che non lo vedeva; ed era stata tanto cattiva con lui!… Eppoi chi sa, poveretto, come ci veniva di mala voglia a Castelguelfo!… Chi sa quante lacrime avrebbe fatto spargere quella sua partenza da Vienna!…—E intanto, ridendo e scherzando, cominciava a infiltrarsi anche un pocolino di gelosia nel suo amore giocondo e senza pensieri.
—Sarebbe proprio rimasto sempre con lei, o sarebbe tornato a
Vienna?…
E mentre nel suo cuore cresceva l'amore per il marito, il Santasillia, che diventava matto per lei, le faceva sempre più dispetto, e sentiva una forte ripugnanza per quella passione ch'essa aveva inspirata, ma che non divideva. Adesso ch'ella cominciava ad amare suo marito, il grande innamoramento di Andrea non la divertiva più, ma l'offendeva e l'irritava; e cominciava a trattare il reverendo con molta freddezza, e non gli rivolgeva quasi mai la parola; e certe volte era persino scortese con lui, mentre con gli altri si mostrava amabile ed espansiva anche più del solito. Ma il dolore di Andrea sembrava tanto forte, da renderlo insensibile a tutto ciò. Egli era sempre lì, vicino alla Baby, colla disperazione impressa nel volto, e pareva supplicarla con gli occhi stravolti.
Egli non lottava più; non cercava più nemmeno di scusarsi, ma si era abbandonato, intero, alla sua passione. Aveva finito di credere, aveva finito di sperare; amava, amava soltanto, ma il suo amore non era il soave incanto dell'anima; no, egli lo sentiva rodere ostinato come l'odio, e divampare a un tratto come un impeto d'ira.