—Per amor del cielo, Andrea,—mormorò la Baby un po' inquieta per il tono con cui furono dette quelle parole:—cerchi di essere ragionevole, prudente: se gli altri ci sentono, diventiamo ridicoli.

—E che importa a me degli altri!—esclamò Andrea, il quale ormai, rotto il freno alla passione, la lasciava prorompere.—Che importa a me degli altri, quando è la mia coscienza che mi condanna? Quando è lei, lei per la prima, Contessa, che mi trova ridicolo e che mi rende tale? Lei, che ha distrutto quanto c'era in me di forte e di buono; lei, che mi ha tolto ogni forza, che non mi lascia più ragionare, che non mi lascia più sentire, nè pensare; lei, che non mi ha lasciato di vivo altro che il cuore, per torturarlo, per poterlo straziare in mille modi?!…

—Tanto male le ho fatto?—mormorò l'altra con un sorriso dolcissimo.—È stata cattiva con lei la piccola Baby?

—Ella fa il male senza saperlo; ed è perciò che non risparmia alcun dolore e che non sente pietà!

Gli occhi di Andrea si empirono di lacrime: la Baby gli si avvicinò, e gli toccò il braccio con la sua manina carezzevole.

—Ma, infine, si può sapere che cosa è successo da due o tre giorni a questa parte?

—Che cosa è successo?… È successo che io godevo la pace, e che lei mi ha messo l'inferno nel cuore; è successo che mi ha fatto tutto dimenticare ed offendere: la promessa giurata a' miei poveri morti, il mio dovere e la mia dignità. È successo che per lei ho rinnegato Dio e la mia fede: è successo che per lei sono disonesto e traditore. Ero un uomo rispettato; avevo consacrato l'ingegno e la vita per un ideale alto, per un'opera grandemente generosa, e lei mi ha fatto mancare a tutto ciò, per rendermi lo zimbello suo e dei suoi stupidi corteggiatori. Ecco, che cosa è successo! Avevo forza e coraggio e ora sono debole e vile al punto da chiedere pietà pel mio strazio a lei, alla Baby! che pure so essere senza pietà. E siccome lei ride, ride sempre, non fa altro che ridere, e non sa, non vede, non osserva nulla, così glielo dico io: questo è successo!

Le parole di Andrea erano rotte dai singhiozzi; e un pochino anche la
Castelguelfo cominciava a commuoversi.

—Coraggio, Andrea, coraggio e… ragioniamo; cerchiamo di ragionare insieme. Non posso proprio dire che mi faccia complimenti stasera, ma le perdono tutto perchè sento di aver molta, moltissima amicizia per lei. Ma appunto, se mi vuol bene, si faccia forte e si calmi. A vederla fare di queste scene, capirà, ne va della mia riputazione. Tutti quanti hanno notata la sua faccia stravolta… Sapesse che cosa mi ha detto la marchesa D'Arcole!… Insomma, lei dovrebbe fare a modo mio,—e così dicendo la voce della Contessina diventava più carezzevole e insinuante, e la manina premeva più forte sul braccio di Andrea,—stasera, lei dovrebbe ritornare a Oriano.

—Mi manda via?… Mi mette alla porta?!—proruppe il Santasillia esasperato.