Una domenica (era già inoltrato l'autunno e la fanciulla non andava più vestita di percallina chiara, ma indossava un abito succinto di panno color monachino), una domenica, verso la fine della messa, ebbe uno scoppio di tosse più forte e insistente del solito.
—Pôra putela,—mormorò una donnicciuola inginocchiata sul banco dove anche Andrea si teneva appoggiato,—pôra putela, fa proprio mal al cor, a sentirla tossir in quel modo!
Andrea, che si era fatto pallido, non si mosse, non rispose verbo.
—Anche la sò pôra mama,—riprese l'altra dopo un poco,—l'è morta tisica.
Andrea continuò a tacere, ma guardò la donna attentamente.
—L'era cussì bela anca ela! L'era tutta el ritrato della signorina Adele!
Il giovanotto trasalì: si chiamava Adele!
—L'è morta troppo presto; come tuti i boni. Mi l'ho cognossuda e ghe andava spesso in casa. Allora no gaveva la vista debole e andava a zornada a laorar in bianco.—Pôra anima!…. L'era vedova d'un colonel dei bresaglieri, un bel toco d'omo morto in guera soto Vitorio.
—E come si chiamava?—domandò Andrea, con un leggero tremito nella voce.
—El colonelo Parabian! E po', salo, sior Contin, seguitò la donnicciuola che non finiva più di chiacchierare, felice di farsi vedere in colloquio con un nobile di quella fata,—e po', mi go avudo l'alto onor de cognossar anche la siora Contessa. Che santa dona, che santa dona! E go portà in brasso tante volte anca el sior Contin! Me lo ricordo come fusse adesso! Ma allora gaveva i oci boni e andava a zornada e…