Rinetto, per esempio, non avrebbe mai osato farlo, e forse non sarebbe mai arrivato nemmeno e pensarlo! Un ragazzo, nient'altro che un ragazzo, quel povero Rinetto!... Tante volte l'aveva accompagnata sospirando, fin sulla soglia del Ventura! Ma solo per far ridere alle sue spalle tutte le madamine addette alla sartoria, mentre col visetto tondo volto in su, il nasino schiacciato volto in su, l'aspettava gironzando sul Corso.

E nemmeno suo marito avrebbe mai avuto il coraggio di ficcarsi lì dentro e di apparire in quello specchio! Suo marito che avrebbe tanto desiderato di poterlo fare quando dal Ventura, in corsè, c'era la contessa Ersilia!

In quello sguardo del cavalier Febo ella aveva letto una quantità di restrizioni sulla bellezza troppo appariscente delle rose in pieno sboccio, dalle foglie troppo spesse e carnose, di cui le aveva già parlato una volta. Ella aveva sentito che la linea del suo corpo minacciava di perder la purezza statuaria e, con quel pensiero molesto, un altro ancora, anzi un vero brivido di malinconia, l'aveva scossa tutta... Il pensiero degli anni, di quell'implacabile diciassette d'agosto un'altra volta imminente. Così si era decisa per «il paese dei grassi» e aveva gustato sin dai primi giorni la consolazione, la voluttà di essersi ingannata, di doversi ricredere. Non si era mai sentita tanto giovine, tanto flessuosa, tanto agile e fresca come in mezzo a quelle opulenti dame esotiche, infagottate di seta come le «donne fenomeno» delle fiere, tutte ciondolanti di gioielli come le Madonne della Riviera, e sempre asmatiche, lustre, gocciolanti, preoccupate solo di non riportare a casa tali e quali i loro novanta o cento chilogrammi di peso.

E pazienza ancora le donne, elemento di contrasto e quindi di conforto!... Ma gli uomini!? Non ne poteva più!

La Germania intera aveva dunque rovesciato in riva a quel fiume, in quella conca verde, tutti i campioni della sua pinguedine, i suoi colossi di gelatina tremolante, impastati di birra e di patate?

Da qualche giorno ogni diligenza che arrivava ne rotolava giù al Kurhaus un'altra dozzina.

E sempre quei ventri enormi che sembravano scappare fuori dalla cintola dell'immancabile blusa di panno color ramarro, sempre quegli occhiali d'oro, quei baffi color di stoppa, sempre quegli orribili capelli a pan di zucchero, coll'antipatica piuma di fagiano piantata dietro!

Per qualche tempo la marchesa si era divertita col cavalier Febo e con Rinetto, a godersi la sfilata dei tipi, e anzi soleva dire ridendo: «Andiamo a sfogliare l'ultimo numero dei Fliegend Blätter!» Ma ormai gente e luoghi, e quel continuo ja! ja! so! so! nelle orecchie le erano venuti a noia.. Non ne poteva più! Guai se non ci fossero stati — soli italiani, soli magri e soli amici — quel povero Rinetto.... e il cavalier Febo!

***

Dopo un meriggio caldo, quasi come in pianura, lassù a quell'altezza si diffondeva verso le cinque la deliziosa frescura delle Alpi e correvano per la selva i primi aliti della brezza. Giù dai prati scendeva l'odor forte del fieno e oltre il fiume e la valle, pel grande anfiteatro dirimpetto, avvicendato di pinete, di frane, di immense pareti granitiche, di nevai e di vette, cominciava a distendersi l'armonia delle penombre, la delicata e morbida grazia dei violetti, degli ori pallidi, quello spettacolo del tramonto, che la marchesa Felicita aveva molte volte ammirato, come un grande quadro del Manzotti alla Scala, ma senza alcuna persuasione, senza alcun intimo commovimento... E nemmeno in quell'ora l'anima della bella signora s'apriva ai fascini della splendida egloga vespertina. Ella pensava che non sarebbe scesa alla Trinkhalle, tanto era stufa e infastidita della solita processione, pensava al modo di sottrarsi, per quel giorno almeno, a quell'altra noia ineffabile della table d'hôte, nel salone semibuio e triste come una chiesa, dove soltanto in fin di tavola, al silenzio scontroso e all'ipocrita parlar sommesso fra i commensali, succedeva un momento di frastuono, il volgare acciottolìo delle tazze e delle posate, con qualche nota aspra, qualche strappo di frase rauca, di tedeschi un po' alticci.... E poi, la sera!.... I soliti cento passi lungo il fiume, che sembrava correre ancor più livido ed iracondo nel buio, ed il solito esame delle sue mantelle ed anche delle sue sottane di pizzo, da parte delle grasse più curiose e più sfacciate... per finire poi dinanzi al chiosco, a godere, sin verso le undici, il primo quarto di luna e il miagolìo dell'orchestrina, che di milanese non aveva più che il nome e i triangoli!... Ah, bisognava pur rompere il pigro ritmo di quella vita! La splendida valle non finiva lì! Oltre quelle montagne s'aprivano altre conche, altri incanti, dietro quella millenaria muraglia di pietre era il mondo, il gran mondo.... Ella non aveva affatto bisogno di mummificarsi intorno a quella fonte... Dunque?