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— È arrivata! Non ha sentito il tuff tuff?

Rinetto era comparso a capo del viale e si riposava della dolce e breve salita, poggiandosi come un vecchietto, con le due mani inguantate di bianco, sul bastoncino puntato innanzi.

Si era messe anche le scarpe di melton tutte bianche, e le mani e i piedi dell'elegantissimo ragazzone sembravano fatti di gesso ed appiccicati alle braccia e alle gambe di quella sua lunga persona dinoccolata e un po' fantocciesca, insaccata nell'abitone estivo di seta color pulce. Nemmeno l'aria e nemmeno il sole delle alpi erano riusciti a dare un po' di colorito e un po' di solidità alle guance flosce e smorte di quel viso sempre volto in su, sovra il collo fasciato del grande cravattone a tre giri, come nei ritratti di famiglia. Si sarebbe detto che il buon genio del monte non volesse sciupar nulla della sua tavolozza intorno al giovane prototipo dello snobismo cittadino, ben sapendo che di ritorno al piano sarebbe bastata una settimana di veglie buttate via fra le ragazze dell'Eden, per ridurlo di nuovo cascante, imbambolato ed assonnato, come del resto egli godeva di mostrarsi.

Di fronte alla comica e bolsa virilità del giovinetto, la femminilità forte e rigogliosa della marchesa trionfava ancor più nella sua rosea e bionda bellezza, sullo sfondo verde cupo del bosco, nel molle abbandono del riposo, sovra la rustica panca. Ogni volta che Rinetto le compariva dinnanzi in una toeletta nuova, modestamente pretenzioso come un artista sicuro di sè, la marchesa non poteva a meno di ridere, e Rinetto ormai si era persuaso che era quella l'espressione irresistibile della sua ammirazione. Ma quella sera neppur Rinetto, così bello e così affascinante, riuscì a divertirla. Anzi, seccata, gli chiese, quasi strapazzandolo, chi mai fosse arrivato.

— Come? Non si ricorda? Eureka, la nuova automobile di Febo.

— Ah! Sì! Arrivata? E dov'è?

— Alla villa del dottore, presso la «curva del latte». Di qui non la si vede, ma credevo l'avesse scorta, quando Febo, poco fa, la manovrava sullo stradone, laggiù... Immagini che ha mangiato quasi di volata le due salite sino al Waldhaus. Una bella macchina, non c'è che dire.

— Di che forma?