— Una vittoria, una vera vittoria.

— Il colore?

— Grigio-piombo, filettata di turchino. Molto seria, forse un po' troppo.

— Sarà goffa e pesante come le altre.

— Un po' meno; si progredisce. Anche il rombo non è così seccante come nelle ultime provate a Milano. Farà un magnifico viaggio l'amico Febo!

Rinetto aveva insistito su quest'ultima frase, con un'intonazione così fatua, che pareva avesse voluto dire alla marchesa: «Fra un paio di giorni, presso di voi, rimango... io solo!»

Felicita lo guardò e questa volta rise di cuore, abbandonandosi indietro, sulla spalliera della panca, sin quasi a celare la massa dei capegli biondi tra i dardi verdi dei pini, mentre la bella gola ampia e candida le sussultava nel riso aperto, traverso la tenue camicietta, slacciata prima pel caldo.

Rinetto si provò a ridere anch'egli ma ebbe invece un momento di stizza; di pallido si fece verdognolo. E dire che per lei aveva mancato al patto, si era ridotto alla più insigne e bottegaia delle volgarità, quella di andarsene da Milano in pieno luglio, e che da due settimane si struggeva in mezzo a quei tedeschi, a quelle piante, a quelle capre, mentre gli altri erano rimasti laggiù imperterriti sulla soglia del bar, padroni del Corso, pieno di sole e vuoto di gente, difendendo l'onore del gruppo! E dire che gli amici passavano serate deliziose al Savini, mentre la gran folla borghese era scappata dai trenta gradi di caldo, cosicchè essi soli avrebbero potuto dire con tutta semplicità: «Non ci siam mossi un giorno da Milano!»

E per che cosa poi? Per vederla ridere?

Ridere... o flirtare con Febo!