— Speriamo bene! Ti dispiace forse il progetto? Non ti trovi bene con me?
— Con te? Con te è un altro conto!...
— Ma ti troverai benissimo anche... con noi. In viaggio, come qui! Via, non sei un ragazzo; devi capire che se la marchesa ci tiene allo svago non potrebbe permetterselo nè con te, nè con me...
— Presi ad uno ad uno, nevvero?
— Precisamente. Cosicchè, senz'altro, posdomani mattina, tuff, tuff, tuff.... In viaggio tutti e tre.... Sei contento?
E Febo tornò a chinarsi sugli stantuffi, fingendosi più che mai assorto nel verificare la solidità delle viti. Ma si era fatto serio. L'occhio gli scintillava ancor più fra le molte rughe sottili delle tempie già un po' calve; su tutto quel viso d'uomo arguto pareva che una lunga tensione di propositi e di desideri si allentasse nella certezza di una grande soddisfazione imminente.
***
Dopo una serata di cortesi e significanti insistenze — sottolineate, al momento di separarsi, da un'occhiata di invocazione, quasi imperativa — il cavalier Febo, il dì dopo, non aveva aggiunto parola, certo che la marchesa era omai decisa. Nel pomeriggio, infatti, comunicazione ufficiale: un lungo telegramma esplicativo alla mamma, in Brianza, un altro molto più breve e molto più abile al marito, ancora a Roma, ed in fretta e in furia, ed un po' anche di nascosto, i preparativi per la partenza, la mattina seguente, prestissimo.
Avevano lasciato il Kurhaus ch'erano appena scoccate le cinque, quasi di soppiatto, mentre tutti dormivano ancora, ed Eureka correva da un'ora sulla magnifica strada piana verso quel paese romancio, che la marchesa desiderava tanto di ammirare anche per tutto quello che gliene aveva narrato Febo.
Il paesaggio era divinamente bello e vario così da rapire per qualche tempo anche lo spirito poco infervorabile di Felicita. L'essersi alzata così per tempo, dava alla marchesa un'eccitazione nuova, quasi voluttuosa, ma buona, infantile.