— Ebbene.... Io la vedevo di frequente, allora. Sono cose... che si ricordano per tutta la vita! Ella qualche volta era al balcone, oppure usciva in carrozza, colla mamma, ed io, due volte la settimana, con i compagni.

La marchesa si picchiò la fronte coll'indice e uscì fuori, quasi ridendo a esclamare:

— Ah! Ecco finalmente! Ci siamo!

Rivedeva infatti, come se si fosse trovata dieci anni innanzi, al suo balcone del Corso, la lunga fila nera dei giovinetti chierici, a due a due, uscire dal gran portone barocco del Seminario e voltare, ora verso i giardini pubblici, per la passeggiata, ora verso la chiesa di San Babila, per le funzioni. E ricordava, quegli spirlongoni, tutti cascanti e goffi nelle ampie veste nere svolazzanti e certi visi smorti, quasi terrei, emaciati, con i pomelli rossi, e certi sguardi arditi, sfavillanti, gettati di traverso alle donne in istrada, ed anche in direzione del suo poggiolo, frenati tosto da un rapido e compunto abbassar di palpebre. Molte volte, la carrozza, dov'ella sedeva con la mamma, doveva fermarsi perchè finisse di passare la sfilata.... Oh, allora non poteva divertirsi a celiare e a sorridere alle spalle di quei poveri ragazzi, come quando, invece, era al balcone con la cugina Emma!... Con la mamma bisognava star seria e sopportare, senza una smorfia, il fuoco di fila di tutti quegli sguardi. Ma allora appunto, fra tutte quelle facce che dall'alto sembravano uguali, ne distingueva alcune o più brutte o più belle delle altre, e adesso il viso del giovine prete, ancor più pallido per la intensa commozione, non le tornava affatto nuovo. Sentiva che quegli occhi l'avevano già molte altre volte cercata e fissata così, a lungo.... Fu un istante solo, ma di grande e profondo turbamento per entrambi: ella, come lui, non erano più in quella stanzetta, in quella casa perduta tra i monti; non c'era più nessuno presso di loro, tutti quegli anni non erano passati ed una folla d'ansie, di curiosità, di domande pareva dovesse prorompere dalle labbra dell'uno o dell'altra. Ma siccome Febo con qualche punta d'ironia e Rinetto con ammirazione sincera insistevano nel chiedere come mai scrivendo della musica simile non la facesse conoscere e vivesse lassù, fuori del mondo, così l'artista, come svegliandosi da un sogno e ridiventando tutto prete, si alzò e tornò verso la tavola.

— La mia povera musica è per me e per i miei montanari, ed il mio posto è qui, fra di loro.

— E ci sta tutto l'anno? — chiese Felicita.

Egli la tornò a guardare più calmo ed accennò di sì.

— Chi sa che freddo d'inverno! — esclamò Rinetto.

Il pretino sorrise.

— Freddo, sicuro.... Molto freddo... sino a 17, o a 18 gradi sotto zero.... E l'inverno dura otto mesi... Da ottobre a maggio: la posta passa soltanto due volte la settimana, con le slitte.