Il pranzo della barcaccia
Donna Rosana, dopo aver pranzato in cinque minuti, mangiando poco, divorando in fretta, non bevendo altro che due gocce d'acqua calda, attraversa quasi di corsa le sale riscaldate a 16 gradi reaumur ed entra nel suo piccolo salottino, esclamando con un brivido di freddo:
— Presto, Fabrizio! Accendete il fuoco!
Sta ritta, immobile dinanzi al caminetto ad aspettar la fiammata; e, così alta e sottile, tutta bianca nella morbida veste da camera dalle pieghe ondeggianti, sembra quasi una statua ergentesi sopra uno sfondo di arazzi dalle scolorite allegorie amarantine, in mezzo alle dorature, alle rarità artistiche, agli sparsi gruppettini di vieux-saxe dagli atteggiamenti languidetti e voluttuosi.
— Presto! Presto, Fabrizio!... Brrr!
Fabrizio, in falda, rigido ed ossequioso, si china un istante sotto l'ampia cappa del caminetto sontuoso e subito i fastelli di pino divampano crepitando e illuminando il salotto d'una luce rossastra.
— Comanda altro?
— Portate il caffè.
Fabrizio, già lontano, sparisce dietro una portiera come un'ombra.