Intanto, donna Rosana, ha aperto macchinalmente il volumetto e macchinalmente comincia a leggere:

«Amour, fléau du monde, exécrable folie...»

Alza gli occhi dal libro, e guarda un'altra volta l'orologio:

— Le otto e mezzo!

Lelio, quel giorno, dalla marchesa Ippolita, le aveva detto sottovoce, in fretta: — Mi permettete di venire da voi stasera, un momento solo, ma subito dopo pranzo? Ho da parlarvi! — Sono le otto e mezzo; non può tardare. — A donna Rosana sembra già di sentire quel maledetto campanello elettrico del portiere che annunzia le visite...

«Amour, fléau du monde, exécrable folie,

«Toi qu'un lien si frêle à la volupté lie,

«Quand par tant d'autres noeuds tu tiens à la douleur»

... ma gli occhi soli continuano a leggere; il pensiero di donna Rosana si allontana da Don Paez e si ferma ostinatamente sul contino Lelio Vigodarzo.

— Sapeva egli che quella sera, Ottavio (Ottavio di San Severo, marito di lei) non avrebbe pranzato in casa? Che sarebbe andato al Falcone per il solito pranzo inaugurale dei soci della barcaccia?... — Altro se lo sapeva! Lelio non era con lei, era sempre con... lui! — Subito, dopo pranzo, ho da parlarvi? — Subito? — Evidentemente per trovarla sola!... — Ed erano tanti giorni che donna Rosana, invece, faceva di tutto per non trovarsi mai sola con Lelio!