Ahimè! Da certi sospiri, da certi dispetti gelosi, da certe occhiate or furibonde or troppo tenere, ella ha capito che l'istante temuto e preveduto si avvicinava.

Posso venire, subito dopo pranzo?... — Perchè tanto mistero, tanta trepidazione? Perchè chiedere il permesso? Quando si chiede il permesso per fare una cosa lecita, vuol dire che quella cosa non è più lecita. Cioè che è diventata non più lecita... cioè... Auf! — Non le riesce di cogliere la forma del bisticcio che pur sente nella sostanza così vero: fa un atto di dispetto e torna con la mente dov'è rimasta cogli occhi:

«.... je songeais qu'une femme

Qui trahit son amour, Juana, doit avoir l'âme

Fait de ce métal faux dont sont fabriqués

La mauvaise monnaie et les écus marqués».

Son amour... — pensa donna Rosana, questa volta chiudendo il volumetto e buttandolo sopra un seggiolino lontano. — Son amour, secondo le buone regole, dovrebbe essere il proprio marito: e una moglie che tradisce il proprio marito fa peggio ancora di Juana!... Questo, il signor Lelio, dovrebbe sapere; e in tal caso, che concetto si è formato di me? Proprio carino! Tante grazie! Se facessi dire alla porta che stasera non ricevo? — No; domani mi troverei allo stesso punto! È meglio parlar chiaro e finirla subito, così com'era destino che dovesse finire!

— Destarsi, aprir gli occhi, non sognare mai più... e amen!

— Peccato! Era un sogno così bello e senza inquietudini, senza turbamenti! Volersi bene sempre e non dirselo mai! Tutto il cuore preso, tutta la giornata occupatissima e la coscienza libera. Leggere negli occhi di Lelio attraverso un guizzo di gelosia ed un lampo di collera, la passione più ardente: ma non dover mai ascoltare e, per conseguenza, non dover mai rispondere ad una dichiarazione esplicita, compromettente. Vedere e non vedere; capire, e all'occorrenza, quando sarebbe stato il caso di dover andare in collera, poter anche non capire... Rispondere pure... ma agli occhi soltanto e soltanto con gli occhi, ora quasi un sì, ora quasi un no. Insomma, poter trovare il proprio «ideale» nella vita senza mancare ai propri doveri e senza dar adito alle malignità della marchesa Ippolita!... Un «ideale» elegante, simpatico, apprezzato nel proprio mondo, al quale poter dedicare l'orario delle giornate così eterne, le acconciature, le visite, le passeggiate a piedi della mattina e quelle in carrozza del pomeriggio... Un «perchè» insomma nella vita! Il «perchè» di andare ancora alle cacce a cavallo, alla Scala, al Manzoni e a quelle monotone feste da ballo, sempre in mezzo alle stesse persone che cambiano soltanto per diventare più vecchie e più brutte! No, no, certo! Non l'acre e disgustoso sapore del peccato, ma soltanto il lontano profumo del frutto proibito!... Un peccato, forse, sì, un peccato anche questo; ma così veniale, da far sorridere il confessore... ed anche Ottavio!

— Invece, tutto è andato a monte! Com'è noiosa, Dio mio, questa nostra esistenza! E come tutto ciò che deve accadere, accade inesorabilmente ad ora fissata, con monotona precisione!