In fatti mancava poco alle nove, e per le nove il conte Lelio Vigodarzo sarebbe venuto di sicuro!

— ... Come?... Da che parte avrebbe incominciato il suo discorso?... Mah!... — Gira, rigira e poi a donna Rosana pareva già di sentirlo esclamare:

— È più forte di me, è più forte della mia volontà, della mia ragione! Ormai non posso più frenarmi; non posso più dissimulare, tacere... vi amo!

Così, indubbiamente, avrebbe finito Lelio, e così indubbiamente, avrebbe dovuto finire anche lei... col metterlo alla porta!

— Non voglio fare anch'io come Ippolita, ah, no! per quanto l'a...mico d'Ippolita, ormai, ammesso e riconosciuto, col suo tatto, con le sue aderenze, le faccia più bene che male anche nella pubblica stima! Ma Ippolita, — grazie! — , è molto leggera e sventata; ha bisogno della guida, del freno di un a...mico. Io, invece, no: saprò sempre condurmi da sola, anche per un riguardo a Ottavio. Povero Ottavio! — Donna Rosana ha un sussulto, dà un balzo sulla poltroncina, ma poi si calma subito: è l'orologio del caminetto che comincia a battere le nove.

— Così tardi? che non venga più?... Io, veramente, non gli ho risposto — sì — che poteva venire: non gli ho risposto nulla. L'ho fissato soltanto, con molto stupore. — Le nove? Ormai posso anche far rispondere alla porta, che non ricevo più: far attaccare e andare dalla zia.

Per qualche sera ancora c'era la Scala, il Manzoni, casa Resi e la Lina Suardo. Il suo «ideale» avrebbe, così potuto durare in vita un'altra settimana. Ma, ad un tratto, corrugò ancora la fronte: gli occhi nerissimi e cupi ebbero un lampo.

— No! Potrebbe sorprendermi, farmi una scena! Bisogna parlar chiaro, adesso che lo aspetto, che sono preparata: bisogna finirla! Forse, ho già aspettato troppo!... Ippolita ha certi sorrisi... E poi, ha troppa cura di farci trovar insieme a pranzo o in teatro, per non aver capito, o supposto, di farci molto piacere. E se ha capito Ippolita, hanno già capito in tre: Ippolita, il marito di Ippolita e l'a...mico d'Ippolita: l'uomo perfetto!

— E Ottavio? — Rosana fa un lungo sospiro. — Chi sa? Alle volte avrebbe potuto anche darsi il caso che Ottavio pure sospettasse di qualche cosa... In tal caso, potrebbero succeder guai... Certo, ci sarebbero malumori. Per quanto Ottavio si studii molto di non farsi scorgere, anzi, di mostrare tutto il contrario, in fondo... è geloso! — A questo punto donna Rosana sorrise e continuò a sorridere, pensando:

— Come il mondo è fatto di strane contradizioni! Se io fossi la moglie di Lelio, mi piacerebbe moltissimo che Ottavio mi facesse la corte!... Se io fossi la contessa Vigodarzo, indubbiamente sarebbe don Ottavio il mio ideale e forse anch'io, — altro che ideale! — sarei la grande passione di don Ottavio! Quante stranezze, quante contradizioni nella vita, mentre sarebbe così naturale e così semplice... essere felici!