Ormai preso l'aire, sempre sdraiata dinanzi al fuoco semispento, ella continua a sprofondarsi nel nuovo sogno: riunire in un uomo solo il reale e l'ideale, il marito e l'a...mico. Lei e Ottavio, in fondo, si volevano bene. Perchè, con una piccola spinta, non avrebbero anche potuto amarsi? Di ostacoli gravi, ne vede uno solo: l'essere, precisamente, marito e moglie. Tutta la poesia di cui il suo cuore e la sua intelligenza sentono il bisogno, perchè non chiederla al cuore e all'intelligenza di suo marito?

— Quando sono stata ammalata, così gravemente, Ottavio è stato sempre, giorno e notte, accanto al mio letto. Sorrideva per farmi coraggio, ma con gli occhi pieni di lacrime! È buono; nascosto in fondo al suo cuore c'è un tesoro di bontà, e la bontà non è la più vera, la più alta poesia? Sì, ma... siamo, pur troppo, marito e moglie! Che peccato!

A turbare il bel sogno di donna Rosana ecco apparire d'improvviso le tre facce ironiche d'Ippolita, del marito d'Ippolita e dell'a...mico d'Ippolita che ridono e che fanno ridere alle loro spalle inventando mille storielle sciocche e cattive!

Il «marito amante della moglie» e viceversa, dopo tre anni e più di matrimonio?... Dio! Dio. Avrebbero finito, tutti e due, lei e Ottavio, con l'essere soggetto di scandalo... anche per le ragazze!

E dare un bel saluto al mondo noioso e maligno, popolato solo di Ippolite, con altrettanti mariti grotteschi e relativi a...mici perfetti? D'inverno il mare, d'estate la montagna e il resto dell'anno a San Severo? Divertirsi da soli, loro due, invece di annoiarsi tutti insieme in mezzo alla gente? Oh, essere un po' liberi, alla fine, liberi da ogni pregiudizio, da ogni rispetto sociale, liberi al punto di potersi anche amare... pur essendo marito e moglie!

— La felicità — continua a pensare fra sè donna Rosana — la vera felicità è una sola: amare, Dio! Potersi amare con tutta la passione del cuore, e con la coscienza in pace! Certo, è il lieto fine della commediuccia borghese, un po' volgare, terra terra, senza le emozioni, le ansie, i turbamenti del dramma; ma il dramma, non c'è caso, va quasi sempre a finir male!

— Ottavio far la corte a me?... Che idee!... Eppure, se io proprio volessi che gli saltasse in testa un'idea simile? Se quel tanto di «mio», che ci ho messo fin qui e che è bastato ad innamorare Lelio, lo impiegassi d'ora in poi per... conquidere Ottavio! Se proprio proprio volessi mettermi di buon proposito?... — Rosana apre gli occhi e torna a sorridere con una certa malizietta birichina e tutta particolare. Pensa che con Ottavio le sarebbe stato anche più facile; avrebbe potuto spingere la propria civetteria molto più innanzi! Ella si allunga di nuovo, si allunga di più sulla poltrona, stirando le braccia con un sospiro, con un fremito... poi torna a chiudere gli occhi, ma adesso, continua a sorridere.

Il bellissimo sogno non accende soltanto la fantasia un po' romantica della donna giovine e sensibile, ma ne accarezza, ne ravviva le fibre più nascoste e penetra nell'anima.... Ottavio si affina idealizzandosi. Non è più il marito un po' bisbetico e svogliato, irrisore sistematico di ogni più delicata sentimentalità; è un amico migliore assai dell'altro, di Lelio, del corteggiatore assiduo ed astuto, abile nell'appagare la sua vanità, ma inetto a vincere il suo cuore. Ottavio, a poco a poco, va acquistando con l'aiuto della fantasia di sua moglie tutte le migliori qualità positive e poetiche. È lui, proprio lui, Ottavio, l'ignoto... tanto aspettato! Egli non è più il marito, è lo sposo, è l'amante al quale potrà abbandonarsi, finalmente, con tutto il cuore, con tutto il trasporto della sua grande tenerezza che ha tanto bisogno di prorompere! È lui, è lui, è Ottavio, l'amante caro, l'amante appassionato al quale potrà concedere tutti i tesori della sua bontà, tutti gli incanti della sua bellezza, tutti i suoi baci e tutte le sue carezze, senza esitazioni, senza restrizioni e con l'animo tranquillo: senza rimorsi e senza... spaventi!

— Amore, amore, amor mio!... — bisbiglia donna Rosana. Si alza ad un tratto, spalanca gli occhi e cammina su e giù premendosi la fronte, battendo i piedi per cercar di calmarsi.

— Son quasi le nove e mezzo! Non ricevo più, chiamo Fabrizio, ordino di attaccare e mi faccio condurre dalla zia! Domani mattina, niente passeggiata! Anche più tardi, resterò in casa e non andrò da Ippolita per due o tre giorni. Se Lelio vorrà capire, capirà, se no, peggio per lui! — E con questa minaccia contro il povero Lelio, stendendo il braccio si appoggia con abbandono quasi voluttuoso e preme sul bottoncino del campanello elettrico; ma in quel punto il campanello del salotto si unisce e si fonde con l'altro della portineria che annunzia una visita.