— «Morir... per te d'amore!»
Morire, chiuder gli occhi dolcemente, al caldo... senza muoversi da quel delizioso cantuccio del canapè!
— Cara! — Si sprofonda tutto nella nuova estasi, finchè è riscosso dalla voce di Rosana:
— Voi avete ragione, sì; avete ragione.
Egli spalanca gli occhi e cerca Fabrizio nel salottino: Fabrizio se n'è già andato tranquillamente.
— Avete ragione, sì; avete ragione, — continua Rosana, non più sdraiata, ma seduta sulla poltroncina e chinata in avanti, curva, con la testa bassa, con gli occhi fissi sopra un fiore del tappeto e battendo, tratto tratto, l'una contro l'altra le palme delle mani. — Avete ragione di trattarmi così; di non stimarmi, di disprezzarmi...
— Oh!... — geme Lelio dal canapè.
— Sono stata leggera e cattiva! Voi mi avete data la lezione che mi merito. Mi sta bene; non ho nessun diritto di offendermi.
— Oh!... — Il gemito si ripete più lungo e più tremulo.
— Ho avuto torto! Ho creduto, forse, anche di poter ispirare un sentimento puro, sincero di amicizia e di devozione. Sono stata una sciocca credendo possibile... l'impossibile, e voi mi avete aperto gli occhi!