— Sarà un'assenza brevissima, anzi, speriamo, di qualche giorno soltanto! E appena... guarito, verrete subito a trovarmi e avrete in me un'amica sincera e affettuosa.
— Foste almeno felice!... — sospira l'innamorato, scrollando il capo con grande sconforto. — Nel mio sacrificio immenso, nel mio esilio doloroso, eterno, potessi, almeno, avere la consolazione di sapervi felice! Invece... no!
Rosana, a questo punto, pacatamente, ma risolutamente, cerca di farlo ben persuaso che credendola infelice si è molto ingannato.
— No, no, no! — replica Lelio con più forza. — Voi non dite la verità! Il vostro è «un eroismo sublime di virtù» ma voi non dite la verità! Voi non siete felice.
I piedini di donna Rosana tornano a guizzare vivamente fra i merletti bianchi.
— Scusate, conte Lelio; devo saperlo io più di voi. Del resto... ciò non vi riguarda.
— Mi riguarda, precisamente: la vostra infelicità è la mia scusa, anzi la mia giustificazione.
Rosana aggrotta le ciglia, Lelio continua a gemere e a sospirare.
— Oh, credete, signora, io non vi amo con gli occhi, vi amo col cuore! Vi amo e vi ho sempre amata non già perchè siete bella, — bellissima! — ma perchè siete infelice. Sorridete, deridetemi pure! Non è per il vostro sorriso che io vi amo tanto; è per le vostre lacrime!
— Sì?... Allora tanto meglio! Allora dovete guarir subito! Per vostra regola, non piango mai! Io odio le lacrime!