— Voi dovete rispondermi così per... per... «un eroismo sublime di virtù», ma io so molto bene, e me lo ha detto anche la marchesa Ippolita, che voi siete infelice, infelicissima!

— La marchesa è... troppo gentile! Avrà detto così per farvi piacere!

— Oh... ci sono lacrime, le più amare, forse che non si vedono! Restano giù, giù!

— Ma per poter vedere le lacrime che... restano giù, scusate, caro conte, bisognerebbe conoscermi di più e meglio.

— Oh!... — Lelio, ha bisogno di parlare, di tirar fuori le parole con un sospirone, lungo come la corda del pozzo. — Oh, conosco Ottavio intimamente! E basta. Sono troppo amico di vostro marito per potermi ingannare. Con quell'uomo così... terra terra, voi così... in alto? Ma come potreste essere felice?

— Eppure lo sono.

— No!

— Sì! Certo molto più, in ogni caso, che non sia stato felice mio marito nella scelta dei suoi amici... intimi!

— È colpa mia se ho cominciato col voler bene a lui, e se ho finito, invece, col voler bene a voi?... Del resto che cosa vi domando, io? Vi domando, forse, di ricambiare la... tenerezza del mio cuore? No! Dunque, se vi fo arrabbiare perchè non credo alla vostra felicità, perdonatemi. Oh! — Lelio torna a commuoversi profondamente, al pensiero del proprio sacrificio, della propria partenza. — Perdonatemi; vi fo arrabbiare per l'ultima volta. Parto domani mattina, prestissimo. Soltanto prima dovete confessare che voi siete infelice; molto infelice!

— Ma...