— Basta! Finitela! Non vi permetto di continuare su questo tono!

— Se non ha mai capito voi!... Voi che siete davvero la più bella, la più splendida poesia della terra! Oh, se vi avesse capito vi adorerebbe in ginocchio, umilmente, devotamente, teneramente! — Ottavio... — No! No! Voi volete difenderlo con me, esaltarlo, perchè... Perchè voi siete «un eroismo sublime di virtù!»

— Il mio Ottavio... altro che adorarmi in ginocchio! Quando sono stata tanto ammalata è rimasto giorno e notte a vegliarmi presso il capezzale del mio letto! Ha avuto per me, allora, tutte le cure, le delicatezze più affettuose! Era un innamorato vero, un fratello, un babbo, era tutto per me! Quanto ha sofferto, povero Ottavio! — Certe volte, quando mi destavo, dopo un lungo assopimento, vedevo i suoi occhi stanchi e infossati, che mi fissavano ansiosi. Come ascoltava attento, inquieto, ogni parola del dottore!... E che grido di gioia, che baci, la prima volta che il dottore dichiarò sicura la guarigione! E durante tutta la convalescenza? — Ottavio è sempre stato con me, vicino a me, tenendomi stretta la mano. Credete ancora, adesso, che Ottavio non mi abbia capita?... Vi fa ancora ridere l'idea di un Ottavio innamorato? — Rosana ha uno sguardo di trionfo, poi soggiunge, con una lentezza più languida: — Vedete quel libro?

Lelio alza il capo, ma non vede niente. Sconvolto da quella descrizione così viva, da quella voce lenta, carezzevole, ha la testa in fiamme, e lo sguardo smarrito. Egli non vede che quegli occhioni neri neri, grandi grandi, che diventano sempre più neri e sempre più grandi.

— Vedete quel libro?

— Quale? — Lelio segue l'indicazione della manina bianca: sulla poltrona di faccia, dall'altra parte del caminetto c'è il piccolo libro legato in pergamena: — Quello lì?

— Sì. Le poesie del De Musset. Durante la mia convalescenza lo abbiamo letto e riletto! E ne abbiamo imparato a mente tante pagine! Com'era buono, povero Ottavio! E com'è buono sempre! Soltanto... bisogna conoscerlo a fondo... come me!

Lelio china il capo mortificato, vinto. Ottavio ha persino imparato a memoria le poesie del De Musset?

— Perdonatemi; avete ragione. Sono stato ingiusto con Ottavio; perdonatemi.

Rosana lo guarda: rimane colpita da quella faccia, da quell'accento.