Andrea. Intanto, spieghiamoci chiaro. Tutto questo «dimenticare» sarebbe per qualche giorno... o per sempre?
Fulvia. Non precisiamo adesso! È inutile! Chi può mai prevedere... ciò che sarà? Chi mi avrebbe detto, soltanto questa mattina, che io, proprio oggi, le avrei fatto un simile discorso?... E per la Ninì, poi! Per colpa di quell'antipatica odiosa! Con tutto quel... (accenna al seno) peso! Dio, che peso!
Andrea. E per colpa di Sua Eccellenza.
Fulvia. Di Alberto. Proprio così. E tutto questo m'impone un nuovo dovere.
Andrea. Un nuovo dovere?
Fulvia. Per la mia famiglia, per Ettorino, per me stessa. Mio marito non deve perdere la testa, non deve mettersi sopra una cattiva strada, ed io devo, voglio salvarlo!
Andrea. Sua Eccellenza? — Sicuro! Salvarlo, in buona salute! Anche per lo Stato! Anche per l'Italia!
Fulvia. Ho capito stamattina che il marito è qualche cosa di più e di diverso... della mia prima idea. Nostro marito è la casa; è tutta la casa! Col marito che si perde, è il sistema della nostra vita regolata e sicura, dei nostri rapporti, delle nostre abitudini, che ne soffre... che va a soqquadro. E io stessa che cosa fo? Che cosa divento se mio marito prende l'abitudine d'ingannarmi? Quando una donna commette un piccolo errore... sa poi, anche, sacrificarsi e riparare. L'uomo, no; mai! Per un uomo le conseguenze sono ben più gravi e ricadono tutte sulla povera moglie!
Andrea. È innegabile! Dal suo punto di vista lei ragiona benissimo. Ma... e dal mio... punto di vista?
Fulvia. Lei non domandava che di vedermi: mi vedrà sempre: più di prima. Anzi, dopo domani, sabato, è la festa di Ettorino. Ci sarà con noi, a pranzo, il papà e la mia mamma. Aspetto anche lei. Si pranza alle sette. (Dà un'occhiata all'orologio del tavolino). Adesso, mi lasci andare.