Gerardo, ridendo, si avvicina al povero Teo per accarezzarlo e far la pace, ma a un tratto si ferma sospeso e sorpreso...

Dalla sala terrena della Succursale di faccia — la sala dell'albergo riservata al ballo, alla musica e alla conversazione — dopo i primi accordi incerti del pianoforte, si è levata e sale nell'aria una bella voce di soprano, limpida e squillante, un canto largo e pieno che riempie tutta la strada e tutta la valle.

È una romanza del Massenet che ripete ad ogni ritornello in tutti i toni, con tutte le cadenze, e con l'estasi più appassionata le parole: Je t'adoore!...

— È la signorina! — borbotta Prospero vedendo il padrone come incantato.

— Quale signorina?

— Quella del Teo!

Non c'era dubbio: i due oo del t'adoore, avevano la stessa intonazione dei due aa del «piccolo caaro!»

— È una signorina di famiglia molto nobile; ma vuol darsi al teatro lo stesso, perchè non ha più nè padre, nè madre e ha pochi soldi.

— Come lo sai?... Chi te l'ha detto?

— La signora Clotilde.