— Sola e libera? Sul teatro!
Gerardo era contrariato e indispettito. L'onda di simpatia era svanita. Egli, ad un tratto, provava quasi del risentimento contro la marchesina. E lì, nel buio, dalla Gilda alla Tosca, tutte le eroine delle poche opere che ricordava, gli passavano innanzi nella loro posa più provocante... ma tutte col viso, colla bocca e con gli occhi della giovane e bella amica di Teo.
— Farà certo fortuna con quella sua bellezza! E anche con quell'espressione che sa dare al caaro e al «Je t'adoore!».
— Auf!... Non si può dormire all'Abetone!...
Era venuto per godere il fresco e invece soffriva un caldo, un'afa, che gli mettevano la smania addosso!
— Che letto incomodo!... E quanta gente antipatica, odiosa!
Ma a lui che cosa importava della gente? Era venuto all'Abetone per passeggiare e per riposare con la testa e con lo spirito. Avrebbe fatto una vita assolutamente solitaria. Poi aveva tante cose da leggere e tante lettere e tanti articoli da scrivere!
— Non voglio conoscere nessuno e non voglio parlare con nessuno. Lunghe escursioni, faticare tanto da poter dormire e poi a tavolino!... E se qui non mi sentirò sicuro, cambierò locanda... e se occorre, anche paese!
La mattina dopo, si alza prestissimo, gira nel bosco per un paio d'ore e poi, evitando la gente, ritorna all'albergo e sale in camera sua, dove trova Teo che gli fa quattro salti e una corsa in giro, ma che torna subito ad accucciolarsi, avvolgendosi in sè stesso sulla poltrona.
— Ha sonno! È stanco, povero piccolo!...