Come consola gli occhi, come accarezza il viso e penetra nel sangue ed anche nel cuore con un infinito e dolce benessere!

— Mi sento più giovane in montagna! — Andiamo Teo! Andiamo a fare una bella passeggiata! Siam qui per riposare e non per lavorare! Ci divertiremo, mangeremo di buon appetito e ci faremo buona compagnia!... Noi soli, sempre soli!... E tu, bravo Teo, sta attento e fa la guardia! Se vedi un seccatore da lontano, abbaia! E se ti viene vicino, ringhia e mordi! Qui non sei costretto a portare la museruola; all'occorrenza approfittane!

Teo, che ha ascoltato il lungo discorso, standosene attento con una gamba davanti ripiegata e sospesa, con la testa inclinata da un lato, alzando, allargando le orecchie, fissando, dilatando le pupille, fa un atto di assenso con un piccolo starnuto e via come il vento, giù dalle scale, guaiolando prima, non di dolore ma di gioia, e poi fuori all'aperto, innalzando lui pure il suo inno alla primavera e alla montagna con festevoli latrati che echeggiano risonanti nel silenzio della valle!

Ma in quanto al non fare conoscenze, il signor Matteo è di tutt'altro avviso e di tutt'altri gusti dell'onorevole Parvis! All'Abetone lui vuol vivere nel bel mondo, giuocare con tutti, divertirsi con tutti! E specialmente con le signore! Quando ne vede una in distanza si acquatta, prima, allungandosi e poi prende la corsa saltandole addosso.

— Teo! Qui, Teo!

Il grande stradone fiancheggiato dagli abeti comincia a popolarsi. Dai boschi spuntano le signore nelle bianche toilettes mattinali, circondate, seguìte dagli eleganti cavalieri. E Teo, ormai reso popolare dalla scena del giorno innanzi con le due vecchie stizzose, riceve da tutti saluti e carezze, che gli sono prodigate anche per ingraziarsi il padrone.

— Teo! Qui!... Teo!

Teo si volta un momento con la testa, sbatte le orecchione ricadenti come foglie di lattuga appassita, e poi di nuovo salti, giravolte, cerimonie, di qua e di là, con tutti quelli che incontra, purchè sia gente ben vestita.

A un certo punto, dove la strada si biforca nel bosco, l'occhio di Gerardo si fa torbido, il viso accigliato:

— Teo! Qui! Teo!