— No, che! La marchesina Sofia! La faremo cantare! Sentirete!... Una voce! Un talento! Straordinario! Ha intenzione di darsi al teatro e farà bene.

— Farà male. Giovane, bella e sola.

— Non c'è pericolo! È una donnina piena di giudizio! Saprebbe tener testa a un reggimento! Oh, sono molti anni che la conosco. E poi è d'un carattere calmo, freddo, positivo. Sapete come la chiamo io, per farla arrabbiare?... Notte di gelo! E poi, per farla ridere, la casta diva!

Così discorrendo, sono giunti, passo passo, fin sulla soglia dell'albergo. L'onorevole Parvis, salutando il generale, gli stringe la mano con grande e sentita effusione.

— Sono contento, contentissimo di avervi trovato quassù, caro generale! Spero che ci vedremo spesso e ci faremo buona compagnia.

... Che mattina deliziosa! Che aria balsamica!

Il Parvis, messo di buon umore dall'aria e dal cielo, fa le scale cantarellando. Appena in camera, chiude la finestra in faccia alla Succursale, — vi entrava troppo sole, — e apre l'altra di fianco, dalla quale si domina tutta la vallata e si vede, proprio, sotto, il giuoco del tennis.

Egli rimane a lungo alla finestra, ma tenendosi nascosto dietro le persiane.

— Che bel verde! Che bel cielo limpido! E che fragranza, che buon odore di pino!

Teo, visto che il padrone non si occupa di lui, è sparito. È andato in cerca di Prospero e della colazione.