V.
In due o tre giorni, Gerardo Parvis ha fatto conoscenza con tutti gli abitanti di Boscolungo.
— Buona gente, in fondo; abbastanza simpatica!
Gli dimostrano molta deferenza, molta stima e molta ammirazione; tutte cose che in faccia alla marchesina D'Albaro lusingano il suo amor proprio e la sua vanità. Ma non fa il grand'uomo per ciò; non sta in sussiego. È semplice, alla mano; è allegro e pieno di brio. Si diverte sopratutto a punzecchiare, come fa il generale, la marchesina Sofia.
— Sofia!... Che bel nome!
Ha preso passione alla musica — proprio lui, l'onorevole Parvis, — che non ne capisce niente! È vero, tuttavia, che Massenet non è Wagner... e che si finisce sempre colla romanza del Massenet: Je t'adoore!
Questa romanza, adesso, la marchesina la canta soltanto per l'onorevole e cantandola, lo guarda, lo fissa co' suoi occhi neri, neri, nerissimi... Je t'adoore!
Finita la romanza, mentre il pubblico applaude, la marchesina si avvicina all'onorevole Parvis e sorridendo con dolcezza, con soavità, con bontà, gli domanda sempre:
— È contento, signor Parvis?