Il Parvis risponde:
— Sì, grazie... — e rimane incantato ed esitante, e studia e pensa per ben capire il significato di quella bontà, di quella soavità...
— Giudizio, Gerardo mio! Giudizio! Potresti essere suo padre! Domani, niente passeggiata! Scenderò soltanto a colazione e forse nemmeno a colazione! Ho da lavorare; ho da rispondere a un mucchio di lettere.
E mantiene la parola data a sè stesso. Il giorno dopo, appena alzato, si mette subito al lavoro. Teo, che vuol uscire, gli annaspa con le zampe contro le gambe. Gerardo gli tira un po' le orecchie accarezzandolo e lo manda a passeggiare con Prospero.
— Giudizio! Giudizio! Non bisogna perdere la testa! Posso essere suo padre!
Se avesse una figliuola così bella e così buona, come le vorrebbe bene! E se ci fosse ancora la povera Flaviana, come ne sarebbe gelosa!
— Povera Flaviana, non ci sei più, proprio più!
Lavora, lavora in fretta, e per un po' di tempo riesce a non pensare ad altro. In un paio d'ore risponde a tutte le lettere e comincia a scrivere al Daily Express, quando, a un tratto, sente bussare...
— Toc, toc, toc...
Si volta: è Teo, sulla soglia, che dimenando la coda, la batte contro l'uscio.