Oh, prima che penetrasse fin dentro a quella baracca il beneficio degli sgravi!
Come tutti gli uomini del Parlamento, anche i più avanzati, anche i più scalmanati erano lontani col loro pensiero, col loro cuore e con le loro chiacchiere, da tutta quella miseria materiale e morale!
Invece Sofia... Sofia sì. Pur così delicata e squisita nella vita e nei gusti, lei, un vero fiore fra la seta e i merletti, lei circonfusa di grazia, di soavità e di profumo, lei non mostrava nè ripugnanza, nè ribrezzo: non era e non appariva altro che profondamente commossa da una viva, da una grande pietà.
Uno dei due bimbi ha un ditino malconcio: Sofia si fa portare dell'acqua, lo lava delicatamente, lo copre col taffetà che ha sempre con sè. E nel consegnare il danaro alla sorellina maggiore, rimasta sbalordita, trasognata, incapace di dire una parola, le fa raccomandazioni e le dà consigli... Sofia sente che la sua presenza, lì, fa del bene, e non se ne andrebbe mai.
Tutto ciò che vi è di brutto e di immondo in quella grande miseria non l'ha offesa: ella non ne sente che le sofferenze e le lacrime.
— Quanti dolori, non è vero? — dice Sofia al Parvis, mentre riprendono il sentiero del bosco ritornando verso la locanda. — Quanti dolori, che nessuno vede, ai quali nessuno può provvedere!
— E questa gente non si agita e non impreca, non fa comizî, nè scioperi. E tutti, tutti noi, abbiamo la colpa di lasciar vivere e crepare tanta gente, tanti uomini, come bestie!
— Quei due piccini, poveretti...
— Erano brutti, assai!
— Non lo dica! I bambini non sono mai brutti! Sono disgraziati, sofferenti, ammalati, ma non sono mai brutti!