— Maledetta bestia!

Gli dà un altro colpo così forte, che lo fa rotolare sul pavimento.

Teo non guaisce, corre a nascondersi sotto il canapè.

— Comanda?...

È la voce di Prospero, entrato dietro a Teo, ma che il Parvis non ha veduto.

— È un'ora che aspetto, vivaddio! Mai al tuo posto! Mai!

Prospero non risponde: la sua faccia rasata, scura, sembra diventata di bronzo.

— Il mio baule, la mia roba subito. Soltanto la mia. Tu partirai domani, per Milano.

E non dice più una parola. Rimane immobile, muto, diritto, le braccia dietro il dorso, fissando il baule che Prospero riempie lentamente.

Soltanto, quando sta per salire in carrozza, non può trattenere un impeto, un moto di stizza.