Gerardo si china per accarezzarlo, e allora il lamento, il rantolo si fa più sommesso...

— Teo, povero Teo...

Gerardo continua ad accarezzarlo, ad accarezzarlo... ma poi, quando fa per allontanare la mano, il rantolo, il lamento diventa più forte, più lungo, disperato, e Teo gli volge l'occhio umano, che si ravviva in quell'ultima, suprema espressione del dolore e della morte.

Prospero porta uno sgabello: Gerardo siede e rimane sempre vicino a Teo, accarezzandolo sempre, finchè il rantolo, che continua, che continua per un'ora, per due ore, si fa più affannoso, più profondo, più forte, indi, a poco a poco, più lento, più sommesso... poi finisce... non si sente più. Teo, dopo un ultimo sussulto, rimane fermo, immobile, disteso.

Gerardo ha il cuore gonfio, stretto: lì, nella cuccia, accanto al povero Teo, c'è ancora il nastro rosa, ricamato e regalato da Sofia.

... La mattina dopo, all'alba, nel piccolo giardino della casa, il portinaio sta scavando una buca. Prospero ha portato Teo, rigido, stecchito, avvolto in un panno bianco.

Gerardo è pallido, ha gli occhi stravolti.

Mentre il portinaio prepara la piccola fossa, Prospero scopre il testone di Teo, poi lo ricopre di nuovo.

— Ecco fatto! — esclama il portinaio, allegramente. — Di qua, signor Prospero!

E stende le mani per prendere il lungo involto bianco.