Il banchiere (per calmarlo). Delle guardie notturne della principessa.
— Quattordici!
— Pari e nero!
La principessa (spazzando il salotto, dopo aver spazzato la cucina, col lungo strascico della sottana di seta, e portando, come in trionfo, preceduta da Sultano, il vassoio con la cena).
— Sultano, via! ffut! ffut! Non venirmi tra i piedi per farmi cadere! Faccio io stessa da primo cameriere, da tutto quel che occorre, volentierissimo, pur di schivare il pericolo dei musi nuovi!... E così, signor contino? Il filetto, ieri sera, non era famosissimo come al solito, mi ha detto il maggiordomo?... Che rabbia! Che dispetto! Ho pianto, persino, dal dispiacere!
De-Farentes. Messieurs faites le jeu! Messieurs!
Il grande gentiluomo siciliano sorride amabilmente; la sua voce è tornata calma, sicura. Il giuoco ha ormai ripreso il solito interesse, la solita animazione di tutte le sere. Dall'uscio della cucina, quando rimane socchiuso, si scorge la principessa che torna a sonnecchiare seduta accanto alla madia, con in bocca il suo bravo sigaro di virginia e il maggiordomo che beve il fondo dei bicchieri e dei piccoli fiaschettini di Mont'Orobio.
— Messieurs, faites le jeu, messieurs!
Si annunziano grosse perdite: perde molto l'ambasciatore e perde molto il bel contino.
— Nove!