—M'è stato tanto raccomandato... di non dirle nulla....

—Animo, animo, di' su; e spicciati.

—Una mia parente, la quale per l'appunto si trova al servizio di un riccone, che è il padrone de' padroni di quell'agenzia.

—E chi t'ha dato il permesso di andar in giro a spifferare le mie faccen... Sancta sanctorum, visite; e non sono ancora vestita!—esclamò la Balladoro, interrompendosi a un tratto e con un accento quasi di disperazione.

In fatti una forte scampanellata aveva risuonato nell'anticamera.

—Ah, Gesù benedetto, fate almeno che non sia mia cugina la marchesa!... Dio, Dio, se le fo fare anticamera, quella lì è capacissima di non tornarci più. Corri, Filomena, corri ad aprire, e sia lei o chiunque altro, di' loro che si accomodino e che io vengo subito, subito, subito! Ma guarda di far le cose per bene, mi raccomando!... Andiamo, corri dunque!... No, aspetta un momento!... Pulisciti prima il grembiule.... Ma guarda, beata Vergine, come sei tutta spettinata!... Vien qui che ti aggiusto un poco!—e la Balladoro ravviò col suo pettine le ciocche bianche della vecchina.—Oh così... puzzi di cipolla come una frittata, santi numi!... Va', va' lesta, muoviti, tartaruga!... E mi raccomando: educazione, legna nelle stufe, e cammina diritta!

Rimasta sola, Donna Lucrezia continuò a gemere contro l'avverso destino che le mandava le visite prima ancora ch'ella avesse finito di abbigliarsi.—Tutti gli affari, tutti gl'impicci mi devono sempre capitare al mercoledì!... Ci sono sette giorni nella settimana; ma signori no; è sempre al mercoledì che mi levano il fiato!... Dove ho messa la retina del chignon?... Oh, celesti numi, non la trovo più! Chi sa dove me l'avrà ficcata quella mammalucca della Filomena!... Oh, eccola qui!

Messo a posto il chignon, impomatato il ricciolo in mezzo alla fronte, si preparava a darsi la cipria, quando ritornò la Filomena.

—Chi è?—domandò la Balladoro col piumino alzato, a voce bassa, trattenendo il respiro.