Abitava pure, in quella casa, un personaggio singolare, che aveva attirato subito l'attenzione di Pompeo: era un vecchio dall'aspetto rispettabile, tutto lindo e sempre vestito di nero come un curiale, che aveva a pigione due piccole stanzette al terzo piano. Chi fosse non si sapeva bene: sull'uscio del suo quartierino vedevasi soltanto, attaccato ad una borchia d'ottone, un cartello bianco, rettangolare, con su scritto a mano, in carattere gotico, grosso: Mediatore; senz'altro.
Nessuno ricordava il nome di famiglia del personaggio, perchè nella casa, da tempo immemorabile, era invalso l'uso di chiamarlo Don Miao, imitando la voce del gatto. E davvero come i gatti, egli capitava addosso alla gente all'improvviso grazie alle scarpe di cencio, che usava anche d'estate; e andava attorno adagio adagio, rasente le pareti, e aveva poi certi occhiali d'oro che quando egli appariva tra l'oscurità delle scale e degli anditi, gli luccicavano sulla faccia rotonda, pelata, rossiccia, come fanno al buio gli occhi del gatto.
Nel complesso Don Miao conservava alcunchè di misterioso, quantunque co' casigliani si mostrasse sempre pieno di complimenti, di garbatezze e di storielle. Ma la sua cortesia, con tutti uniforme, non dava adito a confidenze; nè si sapeva nulla della famiglia sua, nè della clientela, nè della gente che praticava. Per altro, non destando egli grandi curiosità, e non recando poi fastidio a nessuno, anche gl'inquilini dell'Arco Vecchio finirono col non curarsi di saperne di più e col lasciarlo vivere in santa pace. Gentile e paziente, mostrava molta predilezione verso i bamberottoli del casamento, e con loro amava intrattenersi lungamente, facendoli chiacchierare; e spesso li baciucchiava e li regalava di chicche; ma i maligni anche in ciò trovavano da ridire, sussurrando che fossero tutte lustre per cattivarsi l'animo delle bambinaie e delle donne di servizio colle quali, per dir vero, egli era proprio di una galanteria sopraffina.
Anche Pompeo, come le serve della casa, aveva subìto il fascino dell'abito nero, degli occhiali d'oro, e della grande considerazione in cui il vecchietto era tenuto. Ma più che altro, appunto per l'aria di mistero che gli spirava d'attorno, egli lo aveva giudicato un furbacchione di quelli che san condur bene i propri affari, senza render conti a nessuno, e che poi un bel giorno, magari quando crepano, si sente dire che erano milionari!—A ogni modo,—pensava il giovinotto,—anche se Don Miao non nasconde il morto sotto il letto, deve certo trattar con ricconi, con banchieri, con casse forti, chè non gli si vede mai alle costole quella gentucola che usa bazzicare co' mediatori di piazza!—E subito cominciò a salutarlo con gran rispetto, e tentò ogni mezzo per avvicinarlo un po' più degli altri e per entrargli in grazia....—Ma chè!... La simpatia pareva non fosse reciproca. A Pompeo, per quanto facesse, non gli fu possibile di varcare i limiti dei complimenti comuni o delle solite chiacchiere sul più o sul meno. Don Miao gli sorrideva, cortese; gli contraccambiava gl'inchini rispettosi con un "buon giorno, caro" affabilissimo, accompagnando il saluto con cenni ripetuti di mano e strisciando sull'erre grassa con una mellifluità piena di protezioni; ma dopo quel sorriso e quel fare garbato, se l'altro cercava andare più innanzi, si sentiva fermato a mezzo delle sue espansioni, come da un muro di ghiaccio.
In sulle prime Pompeo non si perdette d'animo.
—Se Don Miao—pensava—mi volesse aiutare, potrei avviare le cose mie, e, se non altro, far crescere il mio peculio!—E con tale idea fissa in capo, si fece ancora più cerimonioso, più umile e insinuante col vecchietto, e sembrò che gli si volesse proprio attaccare alle falde, tanto che quegli, seccato e insospettito, e non indovinando certo il perchè di quell'insistenza, senza smettere punto i sorrisi e le maniere gentili, cominciò a schivarlo e a tenerselo lontano, finchè Pompeo, vedendo riuscir vani i suoi sforzi, perdette la pazienza, insieme colla speranza, e:—Pitocco maledetto!—gli borbottò dietro, tutto stizzito,—non dovevi alloggiare in una stamberga del terzo piano se volevi far tanto il superbo!
Poi, a sfogo di bile, cominciò a dirne male e a metterlo in sospetto presso gli altri pigionali.
—Chi era, alla fin fine, quel vecchio tenebroso? quali erano le sue aderenze? Perchè viveva sempre solo? Chè! Chè! Bisognava star in guardia; non fidarsene punto. Vattelapesca chi era! poteva essere un farabutto; un mercante fallito, un pezzo da galera!
Data la spinta, successe in quel subito un po' di sussurro, e tornarono a galla le curiosità, i discorsi e i commenti di una volta; ma il pettegolezzo non durò a lungo. Don Miao si era assentato per qualche giorno da Milano, andando in campagna, e allora i pigionali non trovandoselo più tra' piedi lo dimenticarono e anche a Pompeo passò un poco la stizza.