All'udire que' versi il conte Prampero aveva fatto un movimento drizzando il capo e stringendo le palpebre, come se avesse voluto ricordarsi di un ronzìo che non riusciva nuovo al suo orecchio. Ma Angelica, invece, avea subito capito donde proveniva l'inquietudine del professore; però, buona com'era, ne sentiva pena per lui e volendo aiutarlo a levarsi d'impiccio le domandò di Venezia, e se l'aveva lasciata da molto tempo.
Lo Zodenigo era lì lì per aprir bocca: ma Donna Lucrezia gli tolse la parola, affrettandosi a rispondere in vece sua.
Essa era convinta che que' pochi versi dovevano aver colpito Angelica fortemente, visto che la fanciulla, abbandonata la propria naturale ritrosia, si era subito messa a discorrere con lui. E però le premeva di mostrarsi benissimo informata di tutte le faccende del professore, e di far vedere che la loro amicizia, la loro intimità, erano proprio straordinarie. Poi, a poco a poco, a proposito di Venezia e dei Canti patrii dello Zodenigo, Donna Lucrezia venne a cadere col discorso anche sulla guerra che si sperava vicina, entusiasmandosi per Garibaldi, per Vittorio Emanuele, per Napoleone III e per tutti que' bravi giovanotti che passavano a frotte il confine, e correvano in Piemonte ad arruolarsi.
A questo punto il conte Prampero tornò a fissare la figliuola attentamente, duramente, come se volesse comprimerle con quello sguardo anche i moti dell'anima. Angelica, pallida pallida, abbassava gli occhi, e il respiro del suo petto si faceva più affannoso sotto il giubettino attillato.
Ma Donna Lucrezia era stordita dalle sue stesse chiacchiere, e senza badare ad altro, chinandosi all'orecchio della cugina le sussurrava piano indicandole il professore, che ricominciava ad arricciarsi i baffettini:—Poveraccio, anche lui sognava di arruolarsi, ma io non ho voluto. È tisico spedito!—E così seguitò a chiacchierare, a chiacchierar sempre... e le angosce di Angelica crescevano ad ogni momento. Col sicuro istinto del cuore essa aspettava un nome che doveva allora essere pronunciato, e che rendeva minaccioso l'occhio di suo padre, sempre fisso sopra di lei. Lo aspettava agitata, tremante, ma pure nel tremito suo, insieme colla timida soggezione e collo sgomento, c' era l'ansia segreta di tutto il cuore, dell'anima tutta!... Più la facevano soffrire e la tormentavano per quel nome, e più essa lo amava!
L'amore è dolore: lo sapeva già, lo sapeva bene, la povera fanciulla!
—Insomma: Italia libera e Dio lo vuole! ecco, è proprio così—esclamava con enfasi la Balladoro:—ed è appunto perchè Dio lo vuole, che ogni giorno si vedono cose che paiono miracoli! Finchè, per esempio, corrono ad arruolarsi i giovani del popolo, si capisce: sono abituati agli stenti e alla vita da cani. Ma tutte quelle pòre creature del nostro sangue, cresciute fra gli agi e il lusso e che si mettono a fare il soldato, ma proprio il soldato semplice?... E mi dicono che devono spazzare anche le caserme?!... Figuriamoci che stomaco, Gesù bambino! Eppure scappano via allegri e contenti come se andassero a nozze. E ogni giorno ce n'è una filza di nuovi, e ogni giorno c'è sempre il nome del tale o del tal altro, tutte persone di nostra conoscenza!...
Angelica ebbe un sussulto che sembrò le arrestasse per alcuni momenti i battiti del cuore.
—Lo saprete certo, cugino caro, che è fuggito in Piemonte, per arruolarsi, anche Andrea Martinengo?...