—E dunque?
—Caspita! Dicono che ci fosse del tenero fra il Martinengo e l'Angelica!
—O come? Ma se sposa quel maachese... quel maachese...
—Il marchese di Collalto, mio cugino... Sicuro! Ma sarà stato Prampero a combinare questo matrimonio, e con Prampero non c'è da scherzare: quel che vuole vuole! Ma dopo tutto non ho detto nulla di grave; nulla che li potesse offendere, dunque?... "Non ci curiam di loro!" Venite qui, venite qui, tesoro mio; venite qui vicino a me!—E Donna Lucrezia si tirò accanto lo Zodenigo sul sofà.—Come siete bello, oggi!... Come siete elegante!—Così dicendo gli toccava appena colla punta delle dita tremanti, e come per volerlo aggiustare, il ricciolo alla rubacori.—Ed è tutto per me questo lusso? E sono tutte per me queste bellezze?... Sentite, Eugenio, mi dovete proprio concedere che per oggi, giacchè ormai mi avete veduta così, possa restarmene come sono. Mi seccherebbe tanto di dovervi lasciare per ritornar di là a finire la mia toilette!... E poi questa rotonda è tutta foderata di astracan vero...—e ne sollevò un lembo per fargliela vedere di sotto:—e ci sto dentro così bene, calduccia, calduccia!
Lo Zodenigo le concesse il favore richiesto, ma per altro le fece, per suo conto, dei gravi rimproveri. "Non voleva assolutamente ch'ella facesse imparare alla Mary i versi suoi, e tanto meno che li facesse recitare quando c'era gente... Ne andava del suo amor proprio, diamine; ed anche del suo nome d'artista! E poi lei non sapeva scegliere! Si metteva a declamare poesie giovanili... scritte magari al caffè... insieme con qualche amico, con qualche confratello, ed in cui egli non ci aveva messo di suo altro che le idee... perchè già lui era insoffeente di lima!"
—Benedetto da Dio! Benedetto da Dio! Quanta umiltà in questo tesoretto caro, caro, caro!—E la Balladoro gli si accostava sempre più e gli si stringeva addosso, facendo smorfie e leziosaggini. Il suo viso diventava acceso, le narici rosse e piene del naso intasato avevano tremiti nervosi e sulle labbra che si assottigliavano stirandosi e scoprendo le gengive pallide e sdentate pareva errassero ancora quelle parole caro, caro, caro, che non osava ripetere, ma che le prorompevano dal sangue e le sfavillavano dagli occhietti lustri.
—"Cerchiamo un delicato estro nel pianto!..." Quanta malinconia e quanta passione in quattro parolette: un delicato estro nel pianto!... Lasciate che ve lo dica, Eugenio, lasciate che ve lo dica, ma quando volete proprio toccare la nostra corda sensibile, siete un gran mostro!
Lo Zodenigo non disse di no; ma continuò a tenersi in un riserbo pieno di sussiego. Egli voleva rifarsi coll'alterigia sua propria della freddezza del Castelnovo, tanto più avendo avuto una prova chiara e lampante che il suo nome cominciava a godere un certo credito. I biglietti di visita che aveva distribuiti in giro ai librai e ai parrucchieri ottenevano il loro effetto; e per l'appunto in que' giorni avea ricevuto la visita di un ricco signore (con una catena d'oro grossa un dito e un mazzetto di ciondoli che tintinnavano come i sonaglioli de' cagnolini) il quale, senza lesinare sull'onorario, lo aveva subito preso come ripetitore per il suo figliuolo.
E però tutte le donnicciuole che vennero dopo il Castelnovo a visitare la Balladoro furono guardate dall'alto in basso dallo scontroso poeta, precisamente come "quell'antipatico del conte Prampeo" aveva fatto con lui. Ma erano compensate dalla padrona di casa, ancora più espansiva del solito. Essa era felice di poter mostrare e presentare alle sue amiche e protette il famoso "Cigno di Rialto, tisico spedito." Era beata di potersi scusare con tutte loro per il disabigliè in cui si trovava, per la rotonda "tutta foderata di vero astracan" che si era buttata addosso, essendo stata sorpresa, mentre ancora faceva toilette, da suo cugino il conte Prampero, venuto colla figliuola per partecipare, prima a lei che ad ogni altro, il matrimonio della contessina di Castelnovo col marchese Alberto di Collalto, "i quali venivano in tal modo a essere due volte suoi cugini!"
Il professore ascoltò tutto il giorno, senza muoversi mai dal suo posto, la continua ripetizione di que' medesimi discorsi. Poi, quando Donna Lucrezia (verso le cinque, dopo una mezz'oretta che non c'era più gente) gridò alla Filomena che avea finito di ricevere, perchè anche lei, infine, sebbene fosse mercoledì, aveva diritto di fiatare, lo Zodenigo, che conosceva le abitudini della casa, si alzò e andò vicino alla stufa a riscaldarsi le mani.