Allora succedeva sempre un altro po' di tramenìo nel salotto giallo, che veniva mutato in sala da pranzo. Gli album, le strenne e i ritratti di tutti i nobili parenti andavano a finire dietro al canapè; la Filomena capitava tutta frettolosa colla paletta a levare la brace dalla stufa, che portava in cucina per metterla sotto la casseruola. Donna Lucrezia andava e veniva, anche lei tutta in faccende: dava un'occhiatina ai preparativi del pranzo; assaggiava il brodo col mestolo, faceva qualche raccomandazione alla Filomena, annusava lo stufatino e preparava il piatto dell'antipasto, ammucchiando con garbo il salame e il prosciutto sopra un limone col burro intorno e con qualche fiorellino fresco. Quel giorno, dopo essere, stata in cucina, passò in camera sua; cambiò il fazzoletto da naso, scrisse il bigliettino che andava messo dinanzi al busto di Petrarca, tornò a guardarsi bene la rotonda, alla quale in tutte quelle ore non aveva potuto dare se non qualche occhiata furtiva; si provò il cappellino nuovo, trovò che le stava d'incanto, si sparse il viso di cipria, e poi, udendo il poeta che fischiettava, si sentì felice appieno, e in un impeto di contentezza non potè trattenersi dal mormorare ancora, con una fregatina di mani, corocochè, corocochè!
Alla fine del pranzo fu presentato il calamaio al professore dalla piccola Mary. La Filomena, cocciuta, colla scusa che aveva da preparare il caffè, volle spuntarla col non esser lei che portava il regalo "a quel tisico da commedia!" Ma il pensiero gentile, il bigliettino e il benessere che si sentiva intorno per quel desinaretto gustoso, finirono col commuovere il professore, il quale, smessa la boria, cominciò a sorridere, a ravviarsi i capelli ed a mettere a parte Donna Lucrezia delle sue glorie letterarie. Fra le altre raccontò la visita ricevuta del ricco signore, e ne disse il nome.
—È uno dei signooni di Milano!—aggiunse poi, dondolandosi sempre sulla seggiola e guardando Francesco Petrarca con uno sguardo benigno, da collega non invidioso:
—E volete che io non lo conosca? Ma non è un signore: no; bisogna fare la distinzione, tesoro mio: è un ricco, un riccone e niente più. E sapete, Eugenio, chi glieli ha dati i primi quattrini?... Sono stata io.... Figuratevi, era il mio portinaio!
Il poeta guardò la Balladoro, e per la prima volta gli sembrò una donna maravigliosa.
—Oh, per me ha sempre avuto grande reverenza. Trema ancora, si può dire, ad un mio cenno!...
Intanto la piccola Mary passava in cucina tutta la serata, aspettando per andare a dormire che, partito il professore, le riducessero a uso di lettino il divano dell'anticamera. La Filomena le puliva col grembiule un canto della tavola, e la fanciullina vi si metteva co' suoi libri a studiare. Ma poi quando l'altra, finito di rigovernare, le si sedeva vicina rattoppando qualche straccio suo o della padrona, la Mary alzava dal libro la testina palliduccia e voleva sempre che le parlasse della mamma, che la vecchia avea veduta tante volte alla messa.
E la Filomena, sonnecchiando, ripeteva tutte le sere le medesime cose colle medesime parole, e tutte le sere, vedendo la bimba che la guardava ansiosa, senza mai perdere una sillaba, finiva sempre dicendole così:—Era buona come una santa, era bella come una madonna, e aveva gli occhioni neri neri... e dolci dolci... proprio come i tuoi!